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Come Vendere Online: i prodotti di nicchia (parte 1)

Come vendere online
Come vendere online: le nuove frontiere del commercio

Imparare a vendere online può essere scoraggiante. Dovresti imparare a capire quali prodotti vendere e dove venderli. Ma sapere come vendere online con successo non è mai stato più redditizio.

Le vendite online in Italia solo nel 2017 hanno superato i 267 miliardi di Euro. E se sei qui, è sicuramente perché hai voglia di imparare a vendere giusto?

Bene, ho una buona notizia per te: in questa guida, ti mostreremo come elaborare una strategia per la vendita online.

Ovviamente, capisco che sei già trepidante nel voler conoscere come vendere online, ma se pensi che la guida possa essere troppo tecnica o potresti impiegarci troppo tempo o costi, non preoccuparti: ti guideremo passo dopo passo.

Shop Online

Grazie a numerosi eshop online, vendere non è mai stato così facile.

Sono finiti i giorni in cui avrai bisogno di realizzare un contratto di locazione in negozio, un magazzino e uno staff per costruire il tuo business. Ma anche se possiedi un negozio fisico e vuoi cimentarti nelle vendita online, nessun problema: ci sono molti modi per vendere online, ma il nostro consiglio è quello di utilizzare piattaforme già predisposte di negozi online. È più economico di quanto tu possa pensare. A partire da pochi euro al mese, puoi vendere i tuoi prodotti online attraverso un negozio che controlli.

In poche parole, i costruttori di negozi di e-commerce forniscono app che consentono di integrare la vendita online con Amazon, Facebook e numerosi altre piattaforme! Il collegamento del tuo negozio online ai tuoi social media o ad un marketplace può essere fatto con un solo clic.

Ciò significa che i tuoi prodotti sono sincronizzati, ad esempio, con la tua pagina Facebook. Quindi, quando un cliente visita la tua pagina Facebook, vedrà i prodotti elencati nel tuo negozio online. Per cui, aggiornando, un prodotto sul tuo negozio online, lo stesso verrà aggiornato anche sulla tua pagina Facebook. Puoi vendere online su più canali, ma gestire la tua attività da un unico post: la semplificazione delle vendite!

Ecco perché una buona agenzia che si occupa di e commerce, integrazioni e gestionali, può essere paragonata al tuo smartphone. Con il tuo smartphone puoi gestire la tua vita da un unico dispositivo. Allo stesso modo, chi si occupa dei retroscena di un e-commerce è un vero e proprio sportello unico per la vendita online.

Scopriamo come vendere online in modo un pò più dettagliato.

Vendita sul tuo negozio e-commerce

Gestire il tuo negozio è il modo migliore per vendere online perché hai il controllo completo. Decidi l’aspetto del tuo negozio e come vengono presentati i tuoi prodotti.

Non sei vulnerabile a fattori esterni, come gli aggiornamenti degli algoritmi, e non devi competere in un mercato affollato. Se vuoi cambiare qualcosa, puoi farlo. Non devi aspettare alcun aggiornamento da parte di Amazon o Facebook.

Un aggiornamento dell’algoritmo significa che una piattaforma come Facebook ha cambiato il modo in cui decide quali pagine e contenuti preferire (che spiegheremo in seguito perché questa è una sfida per chiunque venda online).

Chi realizza siti e commerce ti consente di mostrare i tuoi prodotti ed elaborare le vendite in un modo più semplice e veloce che mai. Puoi automatizzare molti processi banali, avendo più tempo per concentrarti su altre questioni della tua attività. Inoltre, il tuo negozio di e commerce può letteralmente essere “aperto” 24 ore al giorno.

Quindi, stai pensando di avviare un sito di e-commerce ?

La competizione online è più feroce che mai. Ecco perché capire cosa vendere online è una strategia a tutto tondo.

Saresti sorpreso di quante persone creano un negozio prima di identificare le opportunità di un e-commerce. E purtroppo, questo spesso, porta ad un vero e proprio fallimento.

La scelta dei prodotti giusti da vendere avrà un impatto su ogni altra decisione aziendale che prendi.

Per il momento dimentica un bel tema, dimentica un nome aziendale accattivante e quali metodi di spedizioni offri.
Sono tutti fattori molto importanti, ma la cosa più importante che devi capire fin dall’inizio è esattamente capire ciò che vendere e come valutare questi prodotti.

Trovare i migliori prodotti da vendere online

Hai bisogno di idee su cosa vendere online? Indipendentemente dal settore che sceglierai, ci sono solo due tipi di prodotti da vendere:

  1. Prodotti di bisogno
  2. Prodotti di nicchia

Innanzitutto, ci sono quelli che chiamiamo prodotti “commoditized”, ovvero, quei prodotti di cui tutti hanno bisogno. Questi sono quelli più popolari e venduti online.

I prodotti di nicchia, invece, sono beni o servizi che servono ad un segmento specifico di clienti. In molti casi, questi sono prodotti fatti a mano unici e particolari nel loro genere, il che li rende alcuni degli articoli più popolari acquistati online.

I prodotti di nicchia vengono spesso realizzati in piccole serie o su richiesta. Pensa ad una collana di perline unica, ad una bevanda prodotta in casa o a custodie per iPad in pelle.

Molte marche vendono una combinazione di prodotti commoditized e prodotti unici di nicchia.

Offrire solo articoli di largo consumo, specialmente se questi articoli sono di marca o già venduti nei maggiori mercati come Amazon o Ebay, renderà estremamente difficile avere successo.

E allora come fare per vendere?

Ci sono storie di persone che guadagnano milioni di euro in prodotti privi di senso grazie al loro approccio realizzato con un marketing unico. Ma cercare il successo mentre impari come iniziare a vendere online sarà molto più facile se hai un ottimo prodotto o, meglio ancora, più ottimi prodotti. Trova quello che si adatta ad una nicchia con cui ti trovi bene. Assicurati che il prodotto non si trovi in ​​un mercato sovraffollato (ma sia commercializzabile) e abbia buoni margini di profitto.

La maggior parte delle piccole imprese vende servizi in un modo o nell’altro. Dalla formazione online al supporto tecnico al coaching personale, le tue competenze potrebbero essere perfette per vendere servizi online. Mentre scopri come avviare un’attività online, tieni presente che prodotti come video tutorial, consulenze individuali o piani dettagliati possono essere un’incredibile attrazione per i clienti. 

Attualmente gestisci una piccola impresa? Mentre stai pensando a idee sui prodotti, pensa a dove la tua azienda eccelle già e dove vorresti espanderti. Sei già un venditore online che insegna matematica? Prendi in considerazione l’aggiunta di un ebook per aumentare l’offerta di tutoraggio. Ogni e commerce ha una sua tecnica di vendita online! Rimani sintonizzato per la prossima lezione su come vendere online!

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Inps e Social Media: una questione rognosa

Inps e Social Media
Inps e Social Media

Inps e Social Media: dopo il clamore dovuto al vero e proprio sbrocco di un social media dell’INPS nei confronti di migliaia di utenti, lo stesso finisce in ospedale per un qualsivoglia esaurimento. Ma entriamo nel merito della questione che a nostro parere non è poi così carina, ma quasi tragicomica, vista la situazione assurda creatasi intorno all’accaduto.

In principio fu…

Partiamo da principio, il lavoro (molto spesso sottovalutato) del social media manager è un lavoro che comporta la spendita di tempo e di socialità virtuale, spesso, anche di intere giornate, per poter star dietro alla gestione di una sola pagina Facebook, in particolar modo, di quella di un’istituzione pubblica come l’INPS.

Una social media che non ha retto alla pressione

“Una funzionaria che non ha retto alla pressione“. Questa la giustificazione del presidente dell’Inps Pasquale Tridico che ha voluto dire la sua in merito ai commenti di poco gusto, scritti dalla social media manager della pagina Facebook Inps per la famiglia, in risposta ad alcuni utenti. Risposte e commenti che hanno dato ad un putiferio di polemiche, mitomani e gente fiera dell’operato della funzionaria. “Non è una stagista malpagata, come scrive un quotidiano – ha aggiunto Tridico – ho chiamato la nostra dipendente, che ha passato la giornata in ospedale per lo stress che ha subito dalla vicenda. Ha avuto tutta la mia comprensione e solidarietà”.

Le scuse da parte dell’Inps

E poco prima erano anche arrivate le scuse da parte dell’Inps proprio per i toni spropositati usati su Facebook: “Inps si scusa per alcuni toni utilizzati per la gestione della pagina Facebook ‘Inps per la Famiglia’, che non rispecchiano i valori e la missione dell’Istituto – si legge in una nota di Tridico con cui ha precisato i dati sul reddito di cittadinanza – Obiettivo di Inps, e della Pubblica Amministrazione in generale, deve essere quello di creare un dialogo costante e trasparente per avvicinarsi ai cittadini. L’ente, per cui, comprende il putiferio che la vicenda tragicomica deve aver creato. Pertanto, s’impegna a predisporre il necessario affinché quanto accaduto non si possa ripetere in futuro”.

Una situazione di non poco conto

Ma è possibile regolamentare casi del genere? E, a livello legale, come si svolge questa faccenda? Prendiamo in questione la faccenda di uno tra i social più utilizzati oggi giorno: YouTube, che ha difeso il suo record sulla rimozione di contenuti inappropriati.

Il sito di condivisione video ha affermato che i video, circa 8 milioni, sono stati rimossi tra luglio e settembre 2018, con l’81% di questi rimossi automaticamente dalle macchine e tre quarti di questi che non hanno ricevuto mai una singola visualizzazione.

A livello globale, YouTube impiega 10.000 persone nel monitoraggio e nella rimozione dei contenuti, nonché nello sviluppo delle politiche.

I numeri da record

Facebook, proprietaria di Instagram, ha dichiarato che possiede 30.000 persone in tutto il mondo che lavorano su sicurezza e protezione. Ha affermato, infatti, di aver rimosso 15,4 milioni di contenuti violenti tra ottobre e dicembre, rispetto ai 7,9 milioni dei tre mesi precedenti.

Alcuni contenuti possono essere rilevati e rimossi automaticamente prima che vengano visualizzati dagli utenti. Nel caso della propaganda terroristica, Facebook afferma che il 99,5% di tutto il materiale rimosso tra luglio e settembre è stato realizzato da “tecnologia di rilevamento”.

Se vengono pubblicati contenuti illegali, come “pornografia” o materiale estremista, su un sito di social media, sarà la persona che lo ha pubblicato, piuttosto che le società di social media, ad essere maggiormente a rischio di perseguimento legale.

La questione INPS

Ma torniamo alla rognosa questione INPS, risposte veloci e dirette, forse troppo poco ‘istituzionali’. Come è accaduto per un utente che è stato invitato dallo stesso social media manager a rivolgersi ai “rappresentanti politici” per la sua rabbia spropositata nei confronti degli stessi (“E’ uno schifooo”, ha commentato il cittadino) visto che l’Inps applica solo le leggi e non ha potere discrezionale.

Il profilo Facebook “Inps per la famiglia”, che a detta dello stesso istituto per la previdenza conferma essere un veloce canale di dialogo con il pubblico, è in piena attività social.

Non solo perché si trova a gestire migliaia di domande e richieste da parte di utenti interessati al reddito di cittadinanza. Ma, in particolare, perché le risposte che si trovano sono del tutto fuori dai ‘canoni’ del rapporto con la Pubblica amministrazione. Tanto da guadagnarsi un trofeo, per la migliore tragicomica gestione di social da parte di un’istituzione pubblica.

Le notizie viaggiano in fretta, e tutto il web ha subito iniziato a parlare, condividere e fare screenshot dell’accaduto nel giro di pochissimo tempo, tanto che è anche nata una pagina che definisce il social media manager dell’Inps un “Eroe nazionale” e riporta una serie di screenshot delle risposte più inusuali e, a detta nostra, insulse e prive di educazione e morale.

La qualità della professione

D’altra parte, non manca chi nota un altro aspetto della questione: la ‘qualità’ delle domande degli utenti, che in molti casi denotano un alto bisogno di assistenza per accedere al beneficio e una scarsa conoscenza dei suoi meccanismi. Vengono rimarcate anche le lamentele circa le cifre messe sul piatto, in alcuni casi discrepanti rispetto a quel che era stato prospettato ai Caf.

E ancora, cittadini che si autodenunciano per pressapochismo, persone che non hanno idea di cosa sia un pin e come richiederlo, concittadini che hanno bisogno di aiuto reale e non di risposte sarcastiche e che cadono nel ridicolo.

Inps e Social Media: la censura

La rete prende le parti dei cittadini che interrogano l’Inps e censura l’atteggiamento dei gestori della pagina, sarcastici e duri in alcune risposte. Ed è quello su cui noi vogliamo puntare senza alcuna ombra di dubbio: il lavoro del social media manager è un lavoro serio, onesto e di virtuale contatto con i clienti/utenti.

Ci sono alcuni casi, in cui, il sarcasmo è veramente un’operazione di marketing che funziona (vedi il caso Taffo), ma in questioni delicate come richieste sul reddito di cittadinanza e su persone che realmente si stanno rivolgendo ad un social per un aiuto pratico, ebbene realmente pensare a chi viene assunto come social media e, in particolar modo, alle risposte che il suddetto dovrà dare.