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Riapri la tua attività grazie ad “ENTRA SICURO”

Le direttive governative per la fase 2 con un ritorno alle attività commerciali è quasi pronto. Tra le varie linee guida si preannuncia che una delle caratteristiche da rispettare, per la riapertura delle attività, sarà quella di avere dei dispositivi di misurazione della temperatura di chi accede ai propri spazi commerciali, aziende e uffici.

Per questo Inveneta ha progettato con i propri ingegneri il sistema ENTRA SICURO in grado di rilevare la temperatura corporea, analizzarne i dati e verificare che i parametri siano all’interno del range concesso (minore di 37,5°C). Il sistema prevede un allert in caso di temperature corporee superiori ai 37,5°C con un’accuratezza di 0,3°C ad una distanza di 1 metro dal dispositivo.

ENTRA SICURO di Inveneta TECH è in grado di parametrizzare i volti e verificare se la persona indossa correttamente la mascherina di protezione, in totale autonomia.

Sistema Stand Alone

Entra Sicuro non ha bisogno di personale esperto o qualificato per il rilevamento dei parametri richiesti dalle normative che entreranno in vigore. Basterà creare una percorso forzato per i tuoi clienti, in modo da farli transitare, sia in ingresso che in uscita, davanti al sistema di sicurezza.

Misurazione non Invasiva

Una delle direttive del decreto sarà disporre di strumenti di misurazione non invasiva per la rilevazione di eventuali disturbi legati al COVID-19. Per questo Inventa Tech ha progettato il sistema Entra Sicuro che presto avrà una sua intelligenza artificiale correlata di APP per salvaguardare la salute dei tuoi clienti e dipendenti in modo riservato secondo le direttive della Privacy.

Scopri il sistema di sicurezza Entra Sicuro sul sito ufficiale Inveneta Tech.

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telelavoro

Zoom e Videochiamate ai tempi del Covid19

Con milioni di persone costrette a rimanere a casa per aiutare a fermare la diffusione del COVID-19, molti hanno trovato modi creativi per rimanere virtualmente a contatto con happy hour, serate di trivia e feste di compleanno. E Zoom, una delle decine di servizi di videoconferenza, è salito ai vertici, grazie ad intense misure di restrizione e ad una profonda risonanza all’interno di questa nuova cultura del distanziamento sociale.

I download giornalieri dell’app Zoom sono aumentati di 30 volte rispetto all’anno scorsp e l’applicazione è stata la migliore app gratuita nel mondo dal 18 marzo, secondo Bernstein Research e Apptopia. Zoom ha affermato che gli utenti giornalieri sono saliti a circa 200 milioni a marzo, rispetto ai 10 milioni di dicembre.

Purtroppo, però anche Zoom ha sollevato dei piccoli problemi; questi relativi alla privacy sono aumentati intorno a Zoom, incluso il cosiddetto ” Zoombombing ” , in cui un utente malintenzionato potrebbe unirsi ad una riunione su Zoom e mostrare immagini esplicite o di disturbo. Il CEO Eric Yuan si è scusato giovedì scorso per i problemi di sicurezza e ha illustrato cosa sta facendo la società per risolvere tali problemi.

Ma da dove viene Zoom?

Zoom Video Communications è una società di videoconferenza di San Jose, in California, messa sotto i riflettori la scorsa settimana. Nell’ultimo mese questa app è diventata il miglior download gratuito in ogni App Store.

Solo nell’ultima settimana quasi 600.000 persone hanno scaricato l’app, un successo senza eguali, secondo Apptopia, che tiene traccia di ogni download di app mobili, tanto che le azioni di Zoom sono aumentate a vista d’occhio, rivalutando la compagnia a circa 29 miliardi, più delle compagnie aeree come Delta, American Airlines o United Airlines.

Zoom non era affatto preparato a questo momento pandemico, in cui ogni barriera restrittiva è stata valicata dalle videochiamate. Inizialmente, infatti, la principale base degli utilizzatori di Zoom erano dipendenti lavorativi con sessioni di formazione gratuite. Ma nessuna pianificazione avrebbe potuto prevedere l’emergere dell’azienda come fenomeno culturale utilizzato per ospitare feste, concerti, servizi religiosi e mostre d’arte.

Zoom vs Skype e co.

Perché Zoom? Perché non Skype, che esiste già dal 2003? O Google Hangouts o Facebook Messenger o Apple FaceTime? Che molto di recente hanno avuto una grossa spinta?

Zoom era già presente in molti college e scuole che lo utilizzavano già da prima di questo periodo. Lo scopo di questa applicazione è quello di consentire di parlare facilmente con più persone contemporaneamente, oltre ad avere alcune funzionalità che rispecchiano le funzioni dei social media. Un pulsante chiamato Touch Up My Appearance mette a fuoco il display del video, levigando la la tonalità della pelle del presentatore come un filtro Instagram. Gli sfondi personalizzati possono nascondere camere da letto disordinate e così via…

Inoltre, tanti utenti hanno scelto Zoom perché funziona. Paul Condra, analista tecnologico di PitchBook, afferma che l’affidabilità e la semplicità di Zoom lo hanno reso il migliore software di videoconferenza.

Zoom e Sicurezza

Purtroppo, però, non tutto ciò che è oro luccica e, ultimamente, si sta indagando sulle pratiche di privacy e sicurezza dell’azienda stessa.
Yuan, CEO dell’applicazione, ha promesso questa settimana di rafforzare la sicurezza dei dati e si è scusato.

Riconosciamo di non essere all’altezza delle aspettative della nostra comunità e della nostra privacy“, ha dichiarato Yuan in un messaggio pubblicato online. “Zoom è stato progettato principalmente per l’utilizzo da parte di grandi aziende con i propri team tecnici per fornire supporto e protezione“.

Non abbiamo progettato il prodotto con la previsione che, nel giro di poche settimane, ogni persona al mondo avrebbe improvvisamente lavorato, studiato e socializzato da casa“, ha affermato Yuan. “Questi nuovi casi d’uso per lo più da parte dei consumatori ci hanno aiutato a scoprire problemi imprevisti con la nostra piattaforma“.

Per questo ci raccomandiamo di utilizzare qualsiasi piattaforma di videoconferenza, con criterio!

Se vuoi maggiori informazioni, non esitare a contattarci! Scrivici pure qui.

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COVID-19, PROSSIMO STEP: FAR RIPARTIRE L’ECONOMIA GLOBALE

Le Borse europee hanno archiviato il peggior trimestre di sempre. Ma gli altri listini non se la passano meglio: ovunque domina la volatilità. La sfida, per tutti, sarà ripartire dopo la pandemia

A che punto è la notte? A marzo l’OMS ha ufficialmente dichiarato la pandemia: il SARS-CoV-2, nome scientifico del coronavirus (Covid-19 è il nome della malattia), è esploso ovunque, seminando ricoveri in terapia intensiva e morti (ma per fortuna anche molti guariti) e gettando le fondamenta per quella che sarà una recessione da manuali di storia economica. Una recessione globale: di coronavirus si parla infatti come di uno shock simmetrico. Ma visto che la situazione di partenza cambia da Paese a Paese, diverse saranno anche le risposte, considerando pure le risorse a disposizione. Il che ha aperto un accesissimo confronto tra i 27 Stati membri dell’Unione Europea. Sarebbe bello poter dire che stanno fronteggiando lo shock simmetrico come un sol uomo, ma non è così.


La risposta europea. Bruxelles ha dato il via libera al nuovo quadro temporaneo per gli aiuti di Stato e alla sospensione del Patto di Stabilità, con i suoi vincoli al deficit. Obiettivo, consentire ai 27 Stati membri di spendere, ciascuno per sé, tutto quanto necessario per fronteggiare le drammatiche ripercussioni economiche delle misure eccezionali di contenimento della pandemia. Ne approfitterà sicuramente l’Italia, che parte da un debito pubblico monstre, secondo solo a quello greco, ma anche l’austera Germania, che per un po’ abbandonerà la rigorosa linea dello “zero nero”, ovvero del pareggio di bilancio. Ma i 27 Stati, nello spirito dell’“uno per tutti, tutti per uno”, cosa metteranno in campo?


Al momento, niente. A fine marzo, dopo una riunione in teleconferenza, il Consiglio Europeo – che raccoglie i capi di Stato e di governo dei 27 Paesi UE – ha dato mandato al presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio stesso Charles Michel perché trovino soluzioni entro due settimane. Una risposta di ripiego, questa, dopo che già in sede di Eurogruppo (che riunisce i ministri delle Finanze dei 19 Stati dell’area euro) si era consumata la frattura tra Olanda e Germania, contrarie a forme incondizionate di supporto finanziario, e Italia, Francia, Spagna e Portogallo (ma non solo), che invece le caldeggiano. Ma quali sono queste forme incondizionate di supporto? I coronabond, nuova edizione degli eurobond che furono proposti, ma senza esito, nella crisi del 2011/2012 e che richiederebbero ai Paesi UE di mettere a fattor comune debito e politiche fiscali. Prospettiva che non entusiasma gli Stati più virtuosi.


Intanto si muovono le banche centrali. La BCE ha messo in campo, ultimo in ordine di tempo, il PEPP – Pandemic Emergency Purchase Programme – per evitare ulteriori pressioni sui Paesi dell’area euro altamente indebitati, tra cui l’Italia. Prima ancora, ha varato un nuovo Quantitative Easing da 750 miliardi di euro, con acquisti di titoli del settore pubblico e privato. Il programma comprenderà anche debito greco e commercial paper non bancari. “Tempi straordinari richiedono azioni straordinarie”, ha twittato la presidente Christine Lagarde, che ha assicurato: non ci sono limiti al nostro impegno per l’euro. Una correzione di rotta rispetto alla conferenza stampa del 12 marzo, quando la BCE aveva annunciato un potenziamento del QE, con un piano di nuovi acquisti per 120 miliardi di euro entro l’anno, e una nuova tranche di prestiti alle banche per supportare la liquidità, ma senza ulteriori ritocchi ai tassi. Risposte che gli investitori avevano ritenuto insoddisfacenti. Ma soprattutto, in quell’occasione Lagarde era finita nel mirino per aver dichiarato che non è compito della BCE ridurre gli spread (“not here to close spreads”).


Fed e BoE a tutto campo. Oggi l’obiettivo è lo stesso per tutte le banche centrali: contrastare gli effetti economici della pandemia. Animata da questa missione, la Federal Reserve statunitense nel giro di poche settimane ha abbassato i tassi portandoli prima all’1%-1,25%, e poi allo 0-0,25%, lanciando al contempo importanti misure espansive. Tra queste, un QE da 700 miliardi di dollari e un piano d’acquisto di obbligazioni corporate a breve termine per garantire la liquidità delle imprese. Non solo: a fine mese, mentre gli States registravano il boom delle richieste di sussidi di disoccupazione, la banca centrale USA ha annunciato l’acquisto “senza limiti” di bond e securities e nuove linee di credito straordinarie per imprese e amministrazioni locali. La Banca d’Inghilterra, dal canto suo, ha tagliato il tasso d’interesse prima dallo 0,75% allo 0,25%, e poi dallo 0,25% allo 0,1%, portando il suo QE a 645 miliardi di sterline, dai precedenti 200 miliardi.


Non solo coronavirus. A marzo hanno preso il via i negoziati sui futuri rapporti tra UE e Regno Unito dopo la Brexit: sul tavolo una serie di temi, Londra e Bruxelles appaiono distanti quasi su tutto. Il coronavirus inciderà verosimilmente sul prosieguo del confronto. A proposito: come sta affrontando il Regno Unito la pandemia? Inizialmente il primo ministro Boris Johnson aveva prospettato una strategia basata sul “lasciamo circolare il virus e arriviamo quanto prima all’immunità di gregge”. Poi, a fine marzo, nei giorni in cui si è saputo che il principe Carlo è risultato positivo al coronavirus, Johnson (positivo anch’egli) ha annunciato il lockdown del Paese.


I mercati in estrema sintesi. Gli investitori hanno monitorato i numeri della pandemia e reagito spostandosi verso i beni rifugio: Treasury USA, Bund tedeschi (la differenza di rendimento tra obbligazioni europee Investment Grade e Bund a fine mese appariva vicina ai massimi da nove anni), dollaro USA. Sull’azionario si è riaffacciato l’Orso, ovvero una nuova fase di ribassi dopo un decennio di dominio del Toro (cioè rialzi). Qualche rimbalzo c’è stato, ma il leit motiv dell’intero mese è stata la volatilità, a livelli che non si vedevano dal crack Lehman. Le Borse europee hanno registrato il peggior trimestre da circa 18 anni. Peggior flessione trimestrale dal 1987 per il Dow Jones. Cali molto pesanti per il petrolio, che ha pagato lo scotto dell’inchiodata dell’economia globale e della rottura dell’alleanza Arabia Saudita-Russia, consumatasi al vertice OPEC del 5 e 6 marzo, con Riad favorevole a nuovi tagli alla produzione e Mosca assolutamente contraria.

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I Social durante il coronavirus: sparire è la scelta sbagliata

La maggior parte delle aziende sono messe a dura prova dall’emergenza sanitaria che ha colpito non solo il nostro Paese, ma il Mondo intero e, di conseguenza, ogni realtà deve compiere le proprie valutazioni, cercando di capire il difficile periodo, oltre che riuscire a far fronte alle difficoltà conseguenti.

Insieme a questi elementi ci sono i Social Media che costituiscono un’importantissima finestra sul mondo: vengono utilizzati per informarsi, intrattenersi, mantenere i contatti personali e molto altro.

Notiamo che alcune realtà imprenditoriali, a fronte del lock-down imposto dalla situazione emergenziale, ha fatto sparire parecchie aziende e professionisti dalle varie piattaforme.

L’imperativo è rimanere vicini ai propri clienti

Il cosniglio che Inventa vi da è quello di non scomparire dal mondo digitale, in particolare dai social. I motivi sono diversi, innanzitutto è importante rimanere sempre vicini ai propri clienti, sia quelli acquisiti che quelli potenziali.

Il motivo principale è quello di mantenere vivi l’immagine e i valori del nostro brand (BRAND AWARENESS), agli occhi dei clienti anche in un frangente in cui l’attività è chiusa o sta girando al minimo.

Questo è il momento giusto per seminare per poter raccogliere i frutti in futuro, quando tutto questo sarà solamente un amaro ricordo.

I social servono per guardare oltre

I Social in questo momento sono i nostri migliori alleati per comunicare in modo strategico.

Non va dimenticato, infatti, che essendo costretti a stare in casa, la maggior parte delle persone trascorre ancora più tempo su queste piattaforme.

La prima cosa su cui ragionare è quella di trovare il modo più intelligente per intrattenere il proprio target, possibilmente condividendo messaggi positivi di speranza anche al fine di sentirsi uniti – seppur a distanza – nel combattere questo le difficoltà sanitarie, sociali ed economiche.

Questi sono gli aspetti di cui la maggior parte delle persone sente più bisogno.

Altro aspetto importante: non è il momento di lanciare messaggi puramente commerciali.

Un conto, come accennavamo, è promuovere il brand e i suoi valori, un altro sono le promozioni aggressive dei prodotti. Ora come ora quest’ultima è una modalità da mettere da parte.

Un altro consiglio è quello di fermare le pubblicazioni puramente di vendita programmate diverse settimane fa – quando le misure restrittive non c’erano – che in molti casi, se non parametrate al momento emergenziale, costituiscono sia uno spreco di denaro che un fattore in grado di indispettire il nostro pubblico.

I contenuti pratici da valutare

Il consiglio che vi diamo è di entrare in profondità su diversi aspetti.

Per esempio:

  • Come la tua azienda sta affrontando l’emergenza
  • Che tipo di supporto riesce comunque a fornire attraverso i canali digitali
  • Quali provvedimenti ha preso per la tutela dei propri dipendenti e della collettività
  • Se e quali iniziative sociali e umanitarie ha deciso di sostenere o promuovere
  • Quali novità ci potranno essere dopo che l’emergenza e le limitazioni saranno terminate.

Valutare una rimodulazione del ToV

Emergenza non vuol dire per forza essere troppo seri o drammatici, al tempo stesso la comicità è sconsigliata, visto l’alto grado di sofferenza che attraversa l’intero Paese (basti vedere come ha ridimensionato la comunicazione il brand TAFFO).

Ciò significa investire tempo per soffermarsi a valutare che tono di voce (Tone of Voice) mantenere sui diversi account aziendali e, di conseguenza, in che modo comunicare sui social in tempo di crisi.

Situazioni di questo tipo costituiscono l’occasione per rivedere lo stile comunicativo, in modo da essere sempre e comunque coerenti con il proprio brand, attraverso i dovuti accorgimenti legati allo stato di emergenza.

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Articoli E Commerce

Resta aperto online con il tuo e-commerce

In Italia, così come nel resto del mondo, è tutto fermo. Ma l’emergenza Coronavirus ha fatto decollare chi ha un e-commerce. Come si comportano gli acquirenti online, quali sono i settori più colpiti e quali sono le conseguenze per il commercio online e offline?

Per lungo tempo, l’Italia era stata il secondo paese al mondo subito dopo la Cina per il numero di contagi. Attualmente, gli USA sono arrivati al primo posto, superando Cina e Italia. L’Italia rimane al secondo posto con 92.472 casi.

Ben il 76% della popolazione Italiana è convinta che il COVID-19 (Corona Virus Disease 2019) avrà gravi conseguenze per l’economia del Paese. Per l’83% degli Italiani l’infezione avrà un impatto negativo sul proprio lavoro.

Ma l’e-Commerce sta registrando qualcosa di diverso: la quarantena forzata che costringe le persone a stare a casa ha portato ad un aumento delle vendite online.

Le restrizioni per limitare il contagio portano anche le persone che finora non avevano mai comprato online a farlo. In base a ciò, le previsioni parlano di una crescita per il mondo del commercio elettronico

Le conseguenze per il commercio online

Tutto è fermo, gli Italiani si stanno comportando bene e restano in casa. Queste misure preventive portano ad un aumento dei consumi domestici, che può essere soddisfatto solo da chi ha un sistema di e-Commerce.

Confrontando l’ultima settimana di febbraio del 2020 con quella del 2019, si può notare che le vendite online in Italia sono cresciute significativamente. In particolare, sabato 22 febbraio ha registrato un incremento del 101,5%.

Fonte: Statista

Da allora la tendenza non è scesa, al contrario, le vendite online sono in continuo aumento. Il grafico successivo mostra l’andamento fino ai primi giorni di Marzo 2020.

Fonte: Statista

Il motivo di questa crescita è molto semplice:

I consumatori sono spinti a comprare non solo dalle preoccupazioni legate alla salute, ma, data l’impossibilità di frequentare luoghi pubblici affollati per i bisogni quotidiani.

Se durante l’ultima settimana di febbraio era il Nord Italia a condurre la crescita, durante la prima settimana di marzo è stato il Sud a registrare gli incrementi più alti.

Chi ha visto un rialzo significativo in termini di entrate da queste misure restrittive sono:

  • i discount, i supermercati e gli ipermercati online
  • il settore igienico-sanitario
  • i servizi di streaming come Netflix e Amazon

Le motivazioni principali di questa “febbre da shopping” sono riconducibili a due effetti:

1. effetto stoccaggio: in particolare per gli alimenti a lunga conservazione, come la pasta (+56,7%), il riso (+61%), la farina (+82%).

2. effetto salute: per prevenire e/o curare, si tratta principalmente di alcol denaturato (+347%), sapone per le mani (+83,5%) e anche carta igienica (+22,7%).

Informazioni importanti per i venditori online

La prima reazione (comprensibile) in una situazione del genere è quella di risparmiare denaro e ridurre i costi al minimo, sia dalla parte dei consumatori che dai commercianti.

Per non fare sprofondare l’economia è importante che noi, come consumatori, non teniamo i nostri risparmi sotto il materasso. Data la quasi totale impossibilità di comprare offline è qui che tu, come commerciante online, puoi darti da fare e tenere te e la tua attività a galla.

Oltre ai consigli generali come effettuare le chiamate di lavoro via Skype piuttosto che cancellare gli appuntamenti, abbiamo raccolto alcuni consigli per sostenere te e la tua attività online:

1. Mostra che il tuo shop è degno di fiducia

Data l’alta richiesta per alcuni prodotti, i consumatori hanno timore ad acquistare online perché credono che lo shop online sia fake (finto o poco serio) o che il prezzo del prodotto sia lievitato (in entrambi i casi non si tratta di ipotesi, ci sono già stati episodi del genere che lo confermano).

Quello che puoi fare per assicurare ai tuoi visitatori che il tuo negozio è degno di fiducia è:

– mostrare un sigillo di garanzia e le eventuali recensioni dei clienti

– assicurati che il contatto (telefono o chat) sia visibile e che ci sia sempre raggiungibile.

– offri una garanzia di rimborso agli acquirenti, ad esempio in caso di mancata consegna.

Nelle ultime due settimane, Trusted Shops ha registrato un livello particolarmente elevato di utilizzo della nostra garanzia di rimborso. Questo aumento segnala che gli acquirenti online sono alla ricerca di sicurezza, durante lo shopping online:

NUMERO DI UTENTI CHE HANNO ATTIVATO LA GARANZIA DI RIMBORSO NEI NEGOZI CERTIFICATI TRUSTED SHOPS NEL 2020

2. Indica i nuovi tempi di spedizione

Il virus sta causando ritardi nelle consegne. Molte fabbriche sono state chiuse in Cina e in altri paesi. Se usi il dropshipping, molto probabilmente i tuoi prodotti arriveranno dalla Cina. Allo stesso modo, se ti occupi della produzione e distribuzione dei tuoi prodotti dall’Italia, a seconda della loro provenienza probabilmente non riceverai la merce nei tempi usuali.

Se questo è il caso, assicurati di specificare sulla tua homepage che i tempi di consegna potrebbero dilatarsi. In questo modo eviterai lamentele dai tuoi clienti e recensioni negative.

3. Mostra i prodotti venduti di più sulla homepage

Riconsidera la tua homepage: mostra i prodotti che la gente è più propensa a comprare in questo periodo. Su di essa dovrai mostrare i prodotti che:

– sono altamente richiesti in questo momento (disinfettanti per le mani, carta igienica)

– possono aiutare nell’organizzazione dello smart working (stampante, sedie confortevoli)

– possono essere utilizzati per combattere la noia (tv, puzzle)

Se i prodotti più richiesti sono sold-out, mostra una valida alternativa.

4. Offerte e sconti

Non indebitarti cercando di attirare più clienti tramite sconti ed offerte. Specialmente ora che le scorte scarseggiano, dovresti concentrarti su altre strategie.

Forse Pasqua è un buon periodo di vendite per la tua attività? Allora non cambiare del tutto il tuo piano di sconti ma riconsideralo in base a quanto la tua attività è influenzata in questi giorni.

5. Infezioni trasmesse dai pacchetti

L’importo e l’esporto delle merci ricoprono ovviamente un ruolo importante in Italia. Una persona infetta mostra i sintomi solo dopo pochi giorni, quindi la diffusione inconsapevole del virus è molto facile. Se una persona infetta ha tenuto in mano un pacco senza sapere di essere malata, il virus può essere trasmesso?

Poiché si tratta di un virus relativamente poco conosciuto, non è ancora chiaro esattamente quanto tempo il virus sopravviva su un oggetto, come ad esempio un pacchetto. Le informazioni che l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) rilascia sul Coronavirus si basano sullo stato attuale di COVID-19 e su virus simili della famiglia corona.

L’OMS ne deduce che il Coronavirus sopravvive al di fuori del corpo per alcune ore, fino a qualche giorno. Questo è influenzato, tra l’altro, dalla temperatura, dall’umidità e da altri fattori.

In generale, la probabilità che i prodotti vengano infettati è bassa e anche la contaminazione tramite un imballaggio che è stato trasportato ed esposto a vari elementi è molto bassa. L’OMS deduce quindi che ricevere un pacco da un’area infetta non costituisca un rischio di infezione.

6. Pensa alla tua salute e a quella dei tuoi dipendenti

Infine, ma non meno importante, è ricordare che la salute tue e dei tuoi dipendenti è importante.

Tieniti informato sui cambiamenti ma limita la sovraesposizione ai media: 10 minuti al giorno per informarti bastano. Non lasciarti spaventare dalle troppe informazioni.

Se hai punti vendita fisici chiudili e concentrati sullo shop online. Se non puoi chiudere il punto vendita fisico assicurati di garantire ai tuoi dipendenti un ambiente di lavoro sano e sicuro.

Le conseguenze per il commercio offline

La situazione qui è molto diversa rispetto al commercio online. Il nuovo decreto dichiara tutta Italia Zona Protetta, fino al 3 aprile 2020. Tutte le attività sono state fermate, con lo scopo di ridurre la possibilità di contagio. Un provvedimento inevitabile, ma non senza conseguenze per il bilancio.

  • Calo del FTSE MIB

Mentre il numero di casi di Coronavirus aumenta, il FTSE MIB, l’indice azionario più significativo della Borsa italiana, ha registrato uno dei suoi cali più significativi. Il 28 febbraio 2020 l’indice ha perso l’11,26%, portando così l’ultima settimana di febbraio a piazzarsi ottava fra le 15 peggiori per il mercato azionario italiano dal 1998.

  • Dimuzione del PIL
Fonte: Statista

Secondo la stima, i settori a risentire di più sono quello tessile, del trasporto ferroviario e aereo, degli alberghi, della ristorazione, degli spettacoli e degli eventi sportivi.

Al contrario, le industrie che potrebbero beneficiare in termini di crescita del PIL sono quello alimentare, sanitario, chimico per la cura della casa e della persona, delle attività editoriali, di comunicazione e di servizi informatici.

Da regione a regione, così come da settore a settore, la diffusione del Coronavirus sta avendo conseguenze diverse.

Le regioni più colpite

In un indagine condotta a marzo, molte aziende Italiane hanno dichiarato che il Coronavirus ha avuto un impatto sulla propria attività:

Fonte: Statista

I settori più colpiti

Fonte: Statista

Le aziende di alloggio e ristorazione sono state quelle che hanno registrato un influenza negativa sulla propria attività. Il secondo settore più colpito è stato quello del trasporto e dello stoccaggio.

Al contrario, nell’ultima settimana del febbraio 2020, le vendite di apparecchi elettrici e di prodotti tecnologici sono aumentate dell’8,8%.

Anche le conseguenze per il turismo saranno rilevanti. Si stima che nel 2020 l’Italia registrerà una diminuzione di circa 4,7 milioni di turisti, di cui 970 mila in Veneto e 695 mila in Toscana.

Conclusione: uno sguardo al futuro

Al momento ci troviamo in un periodo critico,  ma, come ogni crisi,  anch’essa è destinata a passare.

È difficile fare previsioni di alcun tipo, ma per quanto riguarda il business, tenendo conto dei provvedimenti economici e di sicurezza stabiliti dal governo, le prime previsioni lasciano intendere che l’emergenza sanitaria sia alla sua fase conclusiva e che entro la metà di Aprile si possa vedere una ripresa economica.

L’auspicio è che le misure di precauzione possano imitare la situazione in Cina in cui il contagio è stato limitato e ridotto, e la ripresa economica è in corso.

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Immagine e-commerce Inveneta
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Coronavirus e Disoccupazione: l’invenzione del lavoro

In questo momento Coronavirus e Disoccupazione stanno prendendo il sopravvento; l’emergenza sanitaria COVID-19 sta costringendo innumerevoli lavoratori in tutto il Paese alla disoccupazione totale o parziale. I più colpiti sono i dipendenti nei settori della vendita al dettaglio e dei servizi, i lavori che offrono già bassi salari e pochi benefici. E il peggio deve ancora arrivare: quasi 80 milioni di posti di lavoro sono a rischio a causa del coronavirus, secondo alcune stime. 

Queste perdite di posti di lavoro presto rimbalzeranno in tutta l’economia, colpendo milioni di famiglie. Il modo più semplice e intelligente per aiutare i lavoratori licenziati è aumentare l’attuale programma di indennità di disoccupazione, ma poiché il coronavirus (COVID-19) è stato dichiarato una pandemia, le aziende di tutto il mondo hanno chiuso i loro uffici e hanno trasferito i loro dipendenti al lavoro remoto. Mentre i dipendenti occupati, sono ancora in grado di svolgere le proprie mansioni nei loro uffici domestici, un aspetto positivo che potrebbe derivare dal mondo del lavoro odierno, come conseguenza del COVID-19, è proprio il lavoro da remoto o telelavoro che sta avendo successo su larga scala.

Assistenza virtuale

Con così tante aziende che operano principalmente, o addirittura completamente, online, non c’è da meravigliarsi che molte persone assumano assistenti virtuali per aiutarle ad organizzare e completare le attività amministrative. Secondo alcune statistiche, questi lavoratori sono “appaltatori indipendenti che (da una postazione remota, solitamente la propria casa) supportano più clienti in una varietà di settori fornendo servizi amministrativi, creativi e tecnici.

Traduzioni online

La maggior parte dei traduttori svolge il proprio lavoro direttamente da casa e spesso con scadenze. Sebbene alcuni necessitino di una laurea, il requisito più importante per i traduttori è, ovviamente, la padronanza di almeno due lingue. Come si osserva, circa il 22% dei traduttori era autonomo già dal lontano 2016. La maggior parte era diffusa tra questi settori: servizi professionali, scientifici e tecnici (30%); servizi educativi statali, locali e privati ​​(23%); ospedali (8%); e governo (6%).

Sviluppatori web e settore della comunicazione

È abbastanza facile costruire il tuo sito Web se approfitti delle numerose opportunità di apprendimento gratuite online. Tuttavia, gran parte della popolazione non è attrezzata per costruire il proprio sito o non ha il tempo, motivo per cui così tante persone si guadagnano da vivere costruendo siti Web, blog ed eCommerce per gli altri. Secondo le statistiche, circa il 16% di chi lavora nella comunicazione web, è attivo già dal 2013, con la stragrande maggioranza che è in grado di lavorare da casa o ovunque con l’ausilio di un laptop e una connessione Internet veloce.

Scrittore freelance

Più che mai, gli scrittori sono necessari per formulare articoli, notizie, informazioni, creare contenuti ed elaborare idee creative che riempiono le pagine di quasi tutti i siti su Internet. E sebbene molti siti più grandi abbiano scrittori interni, un numero crescente di siti esternalizza il proprio contenuto ed assume scrittori freelance. L’esperienza di scrittura è molto utile, ma ciò di cui hai veramente bisogno per iniziare sono la spinta, l’ambizione e la capacità di trovare un punto di vista unico sugli eventi che accadono ogni giorno.

Come puoi vedere, il mondo del lavoro sta subendo una svolta dal punto di vista professionalizzante: Coronavirus e disoccupazione sono all’ordine del giorno; per cui il telelavoro o lavoro da remoto è in salita vertiginosa e può farti guadagnare qualcosina stando da casa. Se vuoi maggiori informazioni, non esitare a contattarci! Scrivici pure qui.