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Marketing

Strategie su misura d’azienda

Inveneta ha sviluppato una serie completa di strategie su misura dell’azienda, strumenti e applicazioni per lo sviluppo e l’esecuzione di metodologie personali, adattate da comprovati strumenti di strategia aziendale ad hoc.

Analogamente per garantire i risultati di strategie su misura, l’esecuzione delle stesse su base personale porta sicuramente a migliori risultati nella vita dell’azienda. Spesso, le strategie più efficaci per dirigenti e team esecutivi, quando non solo i metodi ma anche gran parte dei contenuti sono condivisi con la strategia aziendale, sono realizzate in maniera sartoriale.

L’avvio e la crescita aziendale

All’avvio e alla crescita di un’azienda è importante dedicare tempo a pensare alla propria strategia aziendale. Pensa alle strategie su misura come ad una mappa personale: con essa determinerai la direzione della tua attività e come vorresti che fosse in futuro. Definendo chiaramente la strategia, avrai le linee guida e la struttura per sviluppare il tuo business o piano di crescita e raggiungere i tuoi obiettivi di business.

Non devi essere il leader di mercato per competere con successo, ma devi concentrarti sui punti di forza della tua azienda per trovare un modo per differenziarti dagli altri concorrenti: ecco il successo delle strategie su misura aziendali di Inveneta.

La definizione della strategia aziendale

Una volta definita, la tua strategia aziendale si dovranno stabilire le priorità per l’azienda. Sebbene i dipendenti nella tua azienda possano concentrarsi su priorità diverse per svolgere compiti specifici, queste priorità non dovrebbero essere in conflitto con la direzione strategica generale dell’azienda.

Le strategie su misura possono essere definite in più paragrafi o essere redatte come un insieme di dichiarazioni strategiche. È una sintesi di come la tua società raggiungerà i suoi obiettivi, soddisferà le aspettative dei suoi clienti e sosterrà un vantaggio competitivo sul mercato.

Se desideri aumentare le prestazioni collettive della tua squadra lavorativa per migliorare non solo la tua vita personale, ma anche e soprattutto quella professionale, è necessario elaborare un piano con i propri obiettivi in ​​mente. Gli imprenditori che non prendono in considerazione un piano di strategie su misura, spesso purtroppo, finiscono per avere problematiche e gli obiettivi principali perdono d’efficacia. I migliori leader sono quelli che prestano attenzione alle loro esigenze individuali, tenendo anche presente il proprio business.

L’importanza di una strategia su misura

Ora che abbiamo in mente l’importanza dello sviluppo e che l’esecuzione di un piano strategico è un fattore critico per il successo di un’organizzazione, possiamo sottolineare che è importante tanto a livello personale quanto a livello organizzativo e crearne uno non deve essere, obbligatoriamente, uno sforzo scoraggiante.

Quando Inveneta realizza una pianificazione strategica per le aziende, inizia con la premessa che l’intero scopo dell’esercizio è riorganizzare e riallocare persone e risorse per aumentarne il tasso di rendimento. Invariabilmente, ciò viene fatto enfatizzando alcune aree e ridimensionandone altre, allocando più risorse in aree con un maggiore potenziale di rendimento e togliendo risorse da quelle aree che rappresentano rendimenti potenziali più bassi.

Sviluppando o promuovendo prodotti e servizi nuovi e migliori, realizzando strategie su misura e interrompendo quei prodotti e servizi che sono meno redditizi, la società e tutte le persone in essa contenute possono incanalare le proprie risorse per massimizzare i loro rendimenti.

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Covid19 Tecnologia

Immuni app: a cosa serve realmente?

Uno tra i temi più scottanti degli ultimi mesi: l’applicazione di Immuni basata sulla tecnologia di contact tracking, che mira a debellare (quantomeno tecnlogicamente!) il covid-19. Ma come funziona quest’applicazione? E’ sicuro scaricarla? E una tra le domande più gettonate, ma il governo ci controllerà tramite Bluetooth? Cerchiamo di andare per gradi.

Immuni e i dibattiti in merito

La tematica principale che ultimamente sta toccando non poco gli italiani, è proprio la privacy… Un complicatissimo dibattito, ancora in corso d’opera tra chi si occupa del trattamento dei dati personali ed esperti in tecnologie, è aperto: ma al momento non ancora, almeno con certezza, c’è dato sapere se preoccupazioni e dubbi saranno smentiti o confermati, se non con l’utilizzo assiduo dell’applicazione da parte di almeno il 60% degli italiani.

Noi di Inveneta abbiamo scaricato l’applicazione per fare il punto della situazione. Fin dalle prime schermate Immuni si preoccupa di tranquillizzare gli utenti con una serie di rassicurazioni in merito alla tecnologia adoperata (Bluetooth Low Energy), al fatto che l’applicativo in nessun modo raccoglie dati sensibili, posizione e/o spostamenti degli utilizzatori.

Ma cosa è Immuni?

Si prevede che l’applicazione sarà d’aiuto per il governo italiano per entrare nella fase 2 dell’emergenza del coronavirus una volta revocato il blocco. Immuni è stata creata per avvisare con un messaggio di notifica, chiunque sia entrato in contatto con una persona infetta, riducendo il rischio di un’ulteriore diffusione del virus.

L’app è stata sviluppata dalla software house milanese Bending Spoons in collaborazione con il Medical Center Lombardia Santagostino e la società di marketing Jakala. Dopo averne annunciato l’uscita, il commissario speciale per l’Emergenza Domenico Arcuri ha dichiarato che Immuni è stata fornita gratuitamente al governo dalla software house.

Le prime regioni pilota del progetto sono state quattro: Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia – tra cui due stabilimenti Ferrari – e poi estesa al resto d’Italia dal 15 giugno.

Speriamo che i nostri cittadini sostengano con tutto il cuore il progetto, per evitare una ripetizione della prima fase drammatica del contagio“, ha dichiarato Arcuri.

L’efficacia di Immuni

Per essere efficace, Immuni deve essere utilizzata da almeno il 60% della popolazione italiana, ma ha già raggiunto quasi i tre milioni di download.

Purtroppo, l’Italia è stata uno dei Paesi più colpiti dalla pandemia di COVID-19, con oltre 22.000 morti e oltre 106.000 infezioni e Immuni, scelta tra oltre 300 applicazioni simili e basata sulla tecnologia Bluetooth secondo le direttive UE, vuole essere un aiuto concreto basato in primis sulla solidarietà tra concittadini.

Per proteggere la privacy dei cittadini – argomento così delicato nell’uso di qualsiasi app di social tracking – la Commissione europea ha imposto alcune regole chiare: anonimato, nessuna geolocalizzazione, Bluetooth e volontà nel suo download. Toccando l’efficacia dell’utilizzo di tale app, Luca Foresti, capo del Centro medico di Santagostino, ha dichiarato: “Ciò consente di identificare e bloccare sul nascere il possibile sviluppo di nuovi cluster. Tutto è assolutamente anonimo.

Ma Immuni è un’idea italiana?

No. Luca Foresti ha affermato che un approccio simile è già stato utilizzato in Corea del Sud, Singapore e Cina.

Inoltre, il Garante per la protezione dei dati personali ha autorizzato il Ministero della salute ad avviare il trattamento relativo al Sistema di allerta Covid-19 (app “Immuni”). Sulla base della valutazione d’impatto trasmessa dal Ministero, il trattamento di dati personali effettuato nell’ambito del Sistema può essere considerato proporzionato, essendo state previste misure volte a garantire in misura sufficiente il rispetto dei diritti e le libertà degli interessati, che attenuano i rischi che potrebbero derivare da trattamento. E tu cosa ne pensi? Qual è la tua opinione in merito? L’hai già scaricata?

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Economia

La ripartenza delle imprese ai tempi del Covid19

Questa pandemia ha portato ad una chiusura quasi totale delle imprese ai tempi del Covid19, una “distruzione” sociale ed economica in tutti gli angoli del mondo. In soli tre mesi, le previsioni di crescita globale sono state ridotte, infatti si prevede che l’economia globale si contrarrà del 3% per l’anno corrente, una flessione maggiore rispetto alla crisi finanziaria del 2008-2009. Il riavvio delle economie e della vita sarà la sfida più grande dei nostri tempi.

Non a caso, le imprese ai tempi del Covid19 cercano di trovare una via di mezzo appropriata tra un lungo e ampio blocco che danneggia l’economia e una riapertura troppo precoce e, forse, troppo veloce, rischiando potenziali blocchi successivi. Ma questo è un territorio inesplorato. Senza un precedente, non si è ancora totalmente in grado di creare mappe che potrebbero guidarci nei prossimi mesi critici.

Il percorso delle riaperture

Il percorso, tuttavia, è già abbastanza delineato. È probabile che la ripresa sia volatile e irregolare. Di conseguenza,si dovrebbero sviluppare strategie adattive per la riapertura, (come il covid manager) consentendo adeguamenti man mano che gli eventi si svolgono e emergono nuove informazioni e dati.

Questa strategia dovrà avere tre componenti principali. Il primo sarà quello di identificare i giusti fattori, come l’assistenza sanitaria e la disponibilità del pubblico, e determinare quando iniziare a riaprire le imprese ai tempi del Covid19. Il secondo dovrà spiegare come riaprire, sulla base di un quadro nazionale coerente con un’attuazione locale efficace. Il terzo, invece, dovrà gestire l’incertezza sulla riapertura della vita sociale ed economica creando trasparenza per costruire la fiducia del pubblico e garantendo che la strategia stessa possa essere adattata per riflettere nuove informazioni e condizioni.

Tre modelli per le imprese ai tempi del Covid19

Esistono tre modelli di base per riavviare la vita sociale ed economica: l’approccio di riavvio completo ora perseguito dalla Nuova Zelanda; un approccio incentrato sul mantenimento delle restrizioni per le popolazioni vulnerabili; e l’approccio graduale adottato da paesi come la Cina.

In base al modello di riavvio completo, il governo attende che i nuovi casi COVID-19 siano pari a zero e quindi riavvia l’attività sociale ed economica con misure restrittive minime ma con viaggi internazionali limitati. Questa strategia richiede una serie di condizioni che potrebbero non essere fattibili per la maggior parte dei paesi, inclusi controlli rigorosi alle frontiere, elevati volumi di test e tracciabilità dei contatti e la capacità di imporre un lungo periodo iniziale di blocco.

Il secondo approccio consente il diffuso riavvio dell’attività sociale ed economica, ma con un rigoroso isolamento per le popolazioni vulnerabili come gli anziani. Un simile approccio potrebbe non essere fattibile in molti paesi, dato il gran numero di persone che dovrebbero rimanere in isolamento fino a quando non sarà disponibile un vaccino o una cura. Tuttavia, potrebbe essere la strategia giusta per riavviare l’attività a breve termine per i paesi a basso reddito che non sono in grado di sviluppare rapidamente assistenza sanitaria e testare la capacità senza assistenza internazionale.

Il terzo approccio è probabilmente il più ampiamente adottato. In base a questo modello graduato, i governi eliminano le restrizioni in modo deliberato, graduale e incrementale basato sulla progressione della malattia, sulla prontezza del sistema sanitario pubblico e sulla preparazione del pubblico. Questo approccio è in varie fasi di introduzione in tutto il mondo, con paesi in Asia ed Europa all’avanguardia.

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Articoli

Covid Manager: una nuova figura professionale

Ecco spuntare proprio nelle ultimissime settimane una nuova figura di dirigenza, il cosiddetto Covid Manager, che nasce dall’esigenza di adottare e far rispettare ogni misura di sicurezza d’emergenza Coronavirus, in previsione della ripartenza delle attività produttive italiane.

Cosa è il Covid Manager

Non è stata una scelta singolare, ma sempre più persone hanno dichiarato di avere la necessità dell’introduzione di questa figura all’interno delle numerose aziende in “quasi” riapertura, a partire dalla Fase 2. Questo è quello che si legge sui social e su vari gruppi di discussione: “è necessario un punto di riferimento interno alle fabbriche, impianti e stabilimenti per garantire la sicurezza sanitaria e promuovere le misure precauzionali necessarie per impedire la diffusione del contagio negli ambienti di lavoro.

E proprio per questo motivo che viene a crearsi la figura del Covid Manager e la sperimentazione parte dalla regione Veneta che ha individuato in questa nuova “professione”, l’assistenza ad esercenti e clienti nello svolgimento delle attività, sempre tenendo conto delle misure precauzionali di base: distanza, mascherina e guanti.

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Quindi, è proprio il Veneto che avvia la figura del Covid Manager all’interno di circa una ventina di aziende che comprendono 3000 lavoratori; il tutto sulla base di un progetto realizzato dalla stessa Regione in collaborazione con la Direzione della Prevenzione, la Direzione ICT e l’Agenda Digitale, oltre alla marcata presenza dell’Azienda Sanitaria Zero.

Il progetto

Il progetto presentato alle parti, dall’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin, è avvenuto in videoconferenza e presenta tre obiettivi principali:

  1. La definizione di linee guida per la prevenzione e la garanzia della salute pubblica tramite un Manuale di Riapertura;
  2. L’acquisizione di evidenze scientifiche tramite un Progetto Pilota per circa 20 aziende;
  3. Il supporto delle aziende nella fase 2 della ripresa.

Lo stesso assessore alla sanità del Veneto, Lanzarin, ha spiegato che “è un piano che aggiorneremo in corso d’opera, mano a mano che emergeranno nuove necessità e il progetto sperimentale darà le sue indicazioni. In questo  c’è elasticità, perché una prevenzione sanitaria efficace come quella veneta non sta a guardare, ma monitora giorno per giorno le situazioni e adegua di conseguenza le sue azioni”.

Il manuale di Riapertura

Il manuale di Riapertura, a sua volta, prevede altri obiettivi esplicati in 3 fasi:

  1. l’individuazione di un Covid Manager all’interno delle aziende come figura di riferimento del processo in atto;
  2. la definizione di un piano aziendale di tutti i rischi possibili e probabili derivante dal Codiv19;
  3. la realizzazione e l’applicazione rigorosa di indicazioni operative che verranno attuate all’interno delle aziende, che prevedono sanificazione e igienizzazione degli ambienti lavorativi, la rilevazione della temperatura corporea di clienti, fornitori e lavoratori.

Ovviamente, senza nulla togliere alle misure precauzionali di base, ovvero l’obbligo di indossare guanti e mascherine, l’igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie, il mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro (criterio di distanza droplet) negli ambienti comuni e alle proprie postazioni di lavoro.

Noi di Inveneta, con Inveneta Tech abbiamo realizzato un progetto per la tecnologia di check-in al tempo del COVID19 per risolvere il problema della tracciabilità della temperatura all’ingresso di uffici e aziende. Scoprilo subito qui!

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telelavoro

Zoom e Videochiamate ai tempi del Covid19

Con milioni di persone costrette a rimanere a casa per aiutare a fermare la diffusione del COVID-19, molti hanno trovato modi creativi per rimanere virtualmente a contatto con happy hour, serate di trivia e feste di compleanno. E Zoom, una delle decine di servizi di videoconferenza, è salito ai vertici, grazie ad intense misure di restrizione e ad una profonda risonanza all’interno di questa nuova cultura del distanziamento sociale.

I download giornalieri dell’app Zoom sono aumentati di 30 volte rispetto all’anno scorsp e l’applicazione è stata la migliore app gratuita nel mondo dal 18 marzo, secondo Bernstein Research e Apptopia. Zoom ha affermato che gli utenti giornalieri sono saliti a circa 200 milioni a marzo, rispetto ai 10 milioni di dicembre.

Purtroppo, però anche Zoom ha sollevato dei piccoli problemi; questi relativi alla privacy sono aumentati intorno a Zoom, incluso il cosiddetto ” Zoombombing ” , in cui un utente malintenzionato potrebbe unirsi ad una riunione su Zoom e mostrare immagini esplicite o di disturbo. Il CEO Eric Yuan si è scusato giovedì scorso per i problemi di sicurezza e ha illustrato cosa sta facendo la società per risolvere tali problemi.

Ma da dove viene Zoom?

Zoom Video Communications è una società di videoconferenza di San Jose, in California, messa sotto i riflettori la scorsa settimana. Nell’ultimo mese questa app è diventata il miglior download gratuito in ogni App Store.

Solo nell’ultima settimana quasi 600.000 persone hanno scaricato l’app, un successo senza eguali, secondo Apptopia, che tiene traccia di ogni download di app mobili, tanto che le azioni di Zoom sono aumentate a vista d’occhio, rivalutando la compagnia a circa 29 miliardi, più delle compagnie aeree come Delta, American Airlines o United Airlines.

Zoom non era affatto preparato a questo momento pandemico, in cui ogni barriera restrittiva è stata valicata dalle videochiamate. Inizialmente, infatti, la principale base degli utilizzatori di Zoom erano dipendenti lavorativi con sessioni di formazione gratuite. Ma nessuna pianificazione avrebbe potuto prevedere l’emergere dell’azienda come fenomeno culturale utilizzato per ospitare feste, concerti, servizi religiosi e mostre d’arte.

Zoom vs Skype e co.

Perché Zoom? Perché non Skype, che esiste già dal 2003? O Google Hangouts o Facebook Messenger o Apple FaceTime? Che molto di recente hanno avuto una grossa spinta?

Zoom era già presente in molti college e scuole che lo utilizzavano già da prima di questo periodo. Lo scopo di questa applicazione è quello di consentire di parlare facilmente con più persone contemporaneamente, oltre ad avere alcune funzionalità che rispecchiano le funzioni dei social media. Un pulsante chiamato Touch Up My Appearance mette a fuoco il display del video, levigando la la tonalità della pelle del presentatore come un filtro Instagram. Gli sfondi personalizzati possono nascondere camere da letto disordinate e così via…

Inoltre, tanti utenti hanno scelto Zoom perché funziona. Paul Condra, analista tecnologico di PitchBook, afferma che l’affidabilità e la semplicità di Zoom lo hanno reso il migliore software di videoconferenza.

Zoom e Sicurezza

Purtroppo, però, non tutto ciò che è oro luccica e, ultimamente, si sta indagando sulle pratiche di privacy e sicurezza dell’azienda stessa.
Yuan, CEO dell’applicazione, ha promesso questa settimana di rafforzare la sicurezza dei dati e si è scusato.

Riconosciamo di non essere all’altezza delle aspettative della nostra comunità e della nostra privacy“, ha dichiarato Yuan in un messaggio pubblicato online. “Zoom è stato progettato principalmente per l’utilizzo da parte di grandi aziende con i propri team tecnici per fornire supporto e protezione“.

Non abbiamo progettato il prodotto con la previsione che, nel giro di poche settimane, ogni persona al mondo avrebbe improvvisamente lavorato, studiato e socializzato da casa“, ha affermato Yuan. “Questi nuovi casi d’uso per lo più da parte dei consumatori ci hanno aiutato a scoprire problemi imprevisti con la nostra piattaforma“.

Per questo ci raccomandiamo di utilizzare qualsiasi piattaforma di videoconferenza, con criterio!

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telelavoro

Coronavirus e Disoccupazione: l’invenzione del lavoro

In questo momento Coronavirus e Disoccupazione stanno prendendo il sopravvento; l’emergenza sanitaria COVID-19 sta costringendo innumerevoli lavoratori in tutto il Paese alla disoccupazione totale o parziale. I più colpiti sono i dipendenti nei settori della vendita al dettaglio e dei servizi, i lavori che offrono già bassi salari e pochi benefici. E il peggio deve ancora arrivare: quasi 80 milioni di posti di lavoro sono a rischio a causa del coronavirus, secondo alcune stime. 

Queste perdite di posti di lavoro presto rimbalzeranno in tutta l’economia, colpendo milioni di famiglie. Il modo più semplice e intelligente per aiutare i lavoratori licenziati è aumentare l’attuale programma di indennità di disoccupazione, ma poiché il coronavirus (COVID-19) è stato dichiarato una pandemia, le aziende di tutto il mondo hanno chiuso i loro uffici e hanno trasferito i loro dipendenti al lavoro remoto. Mentre i dipendenti occupati, sono ancora in grado di svolgere le proprie mansioni nei loro uffici domestici, un aspetto positivo che potrebbe derivare dal mondo del lavoro odierno, come conseguenza del COVID-19, è proprio il lavoro da remoto o telelavoro che sta avendo successo su larga scala.

Assistenza virtuale

Con così tante aziende che operano principalmente, o addirittura completamente, online, non c’è da meravigliarsi che molte persone assumano assistenti virtuali per aiutarle ad organizzare e completare le attività amministrative. Secondo alcune statistiche, questi lavoratori sono “appaltatori indipendenti che (da una postazione remota, solitamente la propria casa) supportano più clienti in una varietà di settori fornendo servizi amministrativi, creativi e tecnici.

Traduzioni online

La maggior parte dei traduttori svolge il proprio lavoro direttamente da casa e spesso con scadenze. Sebbene alcuni necessitino di una laurea, il requisito più importante per i traduttori è, ovviamente, la padronanza di almeno due lingue. Come si osserva, circa il 22% dei traduttori era autonomo già dal lontano 2016. La maggior parte era diffusa tra questi settori: servizi professionali, scientifici e tecnici (30%); servizi educativi statali, locali e privati ​​(23%); ospedali (8%); e governo (6%).

Sviluppatori web e settore della comunicazione

È abbastanza facile costruire il tuo sito Web se approfitti delle numerose opportunità di apprendimento gratuite online. Tuttavia, gran parte della popolazione non è attrezzata per costruire il proprio sito o non ha il tempo, motivo per cui così tante persone si guadagnano da vivere costruendo siti Web, blog ed eCommerce per gli altri. Secondo le statistiche, circa il 16% di chi lavora nella comunicazione web, è attivo già dal 2013, con la stragrande maggioranza che è in grado di lavorare da casa o ovunque con l’ausilio di un laptop e una connessione Internet veloce.

Scrittore freelance

Più che mai, gli scrittori sono necessari per formulare articoli, notizie, informazioni, creare contenuti ed elaborare idee creative che riempiono le pagine di quasi tutti i siti su Internet. E sebbene molti siti più grandi abbiano scrittori interni, un numero crescente di siti esternalizza il proprio contenuto ed assume scrittori freelance. L’esperienza di scrittura è molto utile, ma ciò di cui hai veramente bisogno per iniziare sono la spinta, l’ambizione e la capacità di trovare un punto di vista unico sugli eventi che accadono ogni giorno.

Come puoi vedere, il mondo del lavoro sta subendo una svolta dal punto di vista professionalizzante: Coronavirus e disoccupazione sono all’ordine del giorno; per cui il telelavoro o lavoro da remoto è in salita vertiginosa e può farti guadagnare qualcosina stando da casa. Se vuoi maggiori informazioni, non esitare a contattarci! Scrivici pure qui.

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Marketing telelavoro

Marketing e Corona Virus: il telelavoro in questo periodo

Telelavoro, Marketing e Coronavirus: immagina che il tuo datore di lavoro ti chieda di lavorare da casa fino a nuovo avviso, cosa che sta succedendo nella maggior parte degli uffici. Purtroppo, mentre il COVID-19 continua a diffondersi, questo è uno scenario sempre più utilizzato. Infatti, tutti coloro che possono lavorare da casa dovrebbero lavorare da casa, a detta delle ultime regolamentazioni.

In Cina e nei paesi vicini, milioni di persone lo stanno facendo per la prima volta. Negli Stati Uniti, molte aziende hanno già preparato il personale a lavorare in remoto: Twitter, Apple, Microsoft, Amazon e così via.

La scorsa settimana a Dublino, Google ha inviato a casa 8.000 lavoratori per un giorno per provare uno scenario di lavoro a distanza esteso, dopo che un dipendente ha accusato sintomi simil-influenzali. In Australia, Cisco e Vodafone hanno temporaneamente chiuso gli uffici la scorsa settimana come misura precauzionale.

Insomma, tutto il mondo si sta preparando a gestire il telelavoro per via di una emergenza globale. Ma cosa ne sarà del buon vecchio marketing d’ufficio?

Quanto è comune lavorare da casa?

Forse non così raro come potresti pensare.

In molte aziende ci sono accordi di lavoro flessibili, ma ciò non significa necessariamente che i dipendenti possano lavorare da casa. Anche quelli a cui è permesso lavorare da casa possono essere autorizzati a farlo solo su base limitata. Ma oggi, questa emergenza, ha aperto nuove frontiere al telelavoro: con l’aumento dei tempi di pendolarismo, la cura delle responsabilità e lo stress dei luoghi di lavoro moderni, la ricerca afferma che la maggior parte dei dipendenti apprezzano molto la possibilità di lavorare da casa.

La ricerca ha anche messo in evidenza vantaggi tra cui l’aumento della produttività, valutato sia dai dipendenti che dai supervisori. Uno studio ha mostrato un aumento del 13% delle prestazioni per i dipendenti che lavorano da casa.

Lavorare da casa di solito significa che i dipendenti hanno una maggiore autonomia su come svolgono il loro lavoro, compresi gli orari e le condizioni del loro lavoro, e su come gestiscono la loro vita e altre responsabilità. Questi benefici del telelavoro hanno dimostrato di portare a una maggiore soddisfazione sul lavoro, un minore assenteismo e turnover, un maggiore impegno per l’organizzazione e, soprattutto, una riduzione di contatti fisici, in questo  momento così delicato, da non sottovalutare.

Come possiamo farlo funzionare?

Le organizzazioni possono aumentare il successo del lavoro da casa. La comunicazione regolare, in particolare l’uso della videoconferenza, può aiutare a garantire il coordinamento delle attività, il trasferimento delle conoscenze e la riduzione dell’isolamento sociale e professionale.

Infine, i dipendenti devono stabilire i confini tra lavoro e vita domestica. Essere in grado di suddividere queste sfere alla fine della giornata è importante sia per la salute fisica che mentale.

Purtroppo, non si sa ancora quando il COVID-19 sparirà dalla circolazione (speriamo molto presto), per cui molte aziende stanno sviluppando e implementando politiche di lavoro da casa per garantire la continuità aziendale. Se dipendenti e datori di lavoro riescono a trovare l’equilibrio e a beneficiare dei vantaggi di un telelavoro ben pianificato, questo focolaio di coronavirus potrebbe rivelarsi il punto di svolta per gli accordi di lavoro a distanza, che potrebbero divenire di prassi.

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Tecnologia

Scuola, eBook e Tecnologia

Nell’era della conoscenza e della comunicazione, il contributo della tecnologia, in particolare quella del web 2.0, ha trasformato il concetto di apprendimento a distanza in quello dell’e-learning e dell’apprendimento on-line. Queste tecniche si basano sull’utilizzo del CSCL (Computer Supported Collaborative Learning) e sono caratterizzate da un approccio pedagogico incentrato sullo studente, sulla cooperativa costruzione della conoscenza e sull’aumento della diversità delle basi di apprendimento.

L’apprendimento online

L’apprendimento on-line, infatti, rappresenta un’ottima opportunità per le università nel promuovere un accesso più ampio e più democratico alle risorse intellettuali, riducendo il divario sociale spesso legato all’apprendimento in loco. Tuttavia, l’utilizzo di metodi educativi per
l’e-learning richiede un’attenta analisi di diversi aspetti e problemi.

Gli eBook

Partiamo, per esempio, dal presupposto che uno studio di una determinata materia fosse solo ed esclusivamente basato su un eBook. Cosa è un eBook? E quale impatto avrà sull’insegnamento tradizionale? Un ebook è un libro in formato elettronico, scaricabile facilmente su un computer, un tablet, uno smartphone o qualsiasi altro tipo di dispositivo di lettura digitale e viene letto, analizzato e studiato direttamente sullo schermo; può avere pagine numerate, contenuti, immagini e grafici, esattamente come un libro stampato. È molto semplice e facile acquistare e scaricare ebooks tramite Internet e dopo il download non è necessario essere connessi ad Internet per poterne usufruire. Quindi, dove è il problema?

I vecchi libri di testo

I libri di testo tradizionali sono ancora venduti in milioni di copie in tutto il mondo, eppure, con il mercato della tecnologia in rapida crescita un eBook viene visto come un nuovo e più conveniente metodo di apprendimento.

Molti sostengono che i pro di questi strumenti di apprendimento interattivo sono vasti quanto la loro disponibilità; infatti: sono disponibili immediatamente e possono far risparmiare tempo e denaro; offrono collegamenti web e multimediali: questa è la chiave per arrivare dritta alla generazione di studenti odierna e del futuro più immediato, che parlano una lingua social e circa l’’81% degli insegnanti crede che ciò arricchisca l’istruzione di una classe; alcuni eBooks sono dotati di tecnologia TTS (Text-to-Speech) che possiede molteplici funzioni per migliorare l’esperienza di apprendimento; alcuni esempi includono l’aiuto per gli studenti affetti da dislessia o disfunzioni visive, la riduzione dello sforzo degli occhi, il miglioramento dell’apprendimento delle lingue straniere e il promuovere le abilità d’ascolto.

Fare Economia

Gli istituti non dovranno costantemente comprare nuove copie fisiche di libri di testo per aggiornamenti necessari, quindi, i libri elettronici sono un modo più economico per realizzare il proprio bagaglio culturale; ed ancora, costano in media il 50-60% in meno rispetto ai libri di testo e lo spazio di archiviazione è ridotto in Mb, infatti, i dispositivi digitali possono contenere centinaia di libri di testo, oltre a compiti a casa, quiz e altri file, eliminando, quindi, la necessità di archiviare fisicamente libri e appunti.

La nuova tecnologia didattica si sta collegando agli studenti con la lingua in cui sono abituati ad interagire, ma anche insegnando loro un adeguato apprendimento di tipo digitale; quindi, l’apprendimento digitale è il nuovo paradigma, e questo avvento è qualcosa per cui entusiasmarsi. Permette, e persino incoraggia e consente, l’interazione tra gli studenti, fornendo una pletora di nuovi strumenti per l’impegno e l’apprendimento più mirato.

Dati di treding aggiornati

Sulla base dei dati di trending digitale degli ultimi anni, si stima che l’utilizzo di eBooks continuerà a crescere proporzionalmente alle vendite continue di dispositivi con capacità di lettura e di connessione ad internet. La facilità di utilizzo dei libri digitali riduce enormemente le curve di apprendimento iniziali e si prevede che i livelli di comprensione e di impegno aumentino in modo significativo.

La possibilità di prendere nota di appunti, l’evidenziazione e la definizione di termini e frasi all’interno degli eBooks è ora disponibile, così come la possibilità di integrare lo studio accedendo a collegamenti di qualsiasi altro materiale presente sul web.

Tutte le risorse online o la metodologia di riferimento di ogni insegnante può essere visualizzata nello stesso modo su ogni dispositivo che gli studenti utilizzano per la lettura, rendendo così più costante e “alternativa” la sessione di studio. La proliferazione di un apprendimento tecnologico basata sul cloud e la collaborazione digitale, creerà un’atmosfera di condivisione sociale per studenti ed insegnanti all’interno di un unico portale centrale; sarà possibile accedere in qualsiasi momento a videoconferenze, documenti condivisi, letture, ricerche, test e tanto altro materiale didattico, ospitate nella “nube” da qualsiasi dispositivo, con l’opportunità di impegnarsi in collaborazioni in tempo reale ovunque e in qualsiasi momento.

Il Mercato Elettronico Digitale

Il mercato elettronico digitale cambia continuamente la tipologia di avanzamento dei dispositivi e gli aggiornamenti innovativi sono costanti, ma il materiale didattico sarà sempre a disposizione indipendentemente dalla tecnologia che avanza.

E allora perché gli eBooks ancora non convincono del tutto? E, perché una minima percentuale preferisce i cari vecchi libri di testo cartacei?

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La figura del Chief Digital Officer oggi (CDO)

Lo Chief Digital Officer (CDO), chiamato anche a volte Chief Digital Information Officer (CDIO) è un individuo che aiuta un’azienda, un’organizzazione governativa o una città a guidare la crescita convertendo le tradizionali attività “analogiche” in digitali sfruttando il potenziale delle moderne tecnologie online e dati (ad es. trasformazione digitale) e volte sovrintende alle operazioni nei settori digitali in rapido cambiamento come applicazioni mobili, social media e applicazioni correlate, beni virtuali, nonché gestione e marketing di informazioni basate sul web.

Le responsabilità di un Chief Digital Officer

Le responsabilità del CDO di un’organizzazione sono varie e continuano ad evolversi come il futuro di un CIO per le imprese digitali. Il CDO non è solo un esperto digitale, ma può anche essere un direttore generale esperto. Poiché il ruolo è spesso trasformativo, i CDO sono generalmente responsabili dell’adozione delle tecnologie digitali all’interno di un’azienda.

Come con la maggior parte dei titoli esecutivi senior, le responsabilità sono stabilite dal consiglio di amministrazione dell’organizzazione o da altra autorità, a seconda della struttura legale dell’organizzazione. Il CDO è responsabile non solo delle esperienze dei consumatori digitali in tutti i punti di contatto aziendali, ma anche dell’intero processo di trasformazione digitale.

I numeri

Si stima che nel 2008 probabilmente non vi fossero più di una dozzina di CDO in tutto il mondo. Nel 2010, quel numero era quadruplicato, il che lo portava solo a circa 50 dirigenti a livello globale. Passiamo rapidamente al 2015 e il numero di CDO era già ben oltre 2.000. E dal 2015 l’onda digitale ha continuato il suo aumento esponenziale. Nel 2017, uno studio ha rilevato che circa il 19% delle principali aziende globali ha ora un CDO, il 60% delle quali è stato assunto dal 2015.


L’ascesa in Europa, Medio Oriente e Africa è stata più elevata che nel resto del mondo. Circa il 38% delle principali aziende che operano nei paesi europei, mediorientali e africani (EMEA) ha aperto una posizione per un Chief Digital Officer nel proprio organigramma. Il secondo della lista è il Nord America, dove circa il 23% delle principali organizzazioni ha nominato un CDO.

Il ruolo del Chief Digital Officer

Poiché il ruolo di Chief Digital Officer è così dipendente dall’uso della tecnologia, c’è una sovrapposizione con la posizione del Chief Information Officer (CIO) – e di conseguenza c’è un po’ di concorrenza tra i due ruoli. Tuttavia, anziché essere esperti nell’implementazione IT, i CDO sono comunemente definiti “agenti di cambiamento”.

Qual è la differenza, quindi, tra un Chief Digital Officer (CDO) e il ruolo più familiare di Chief Information Officer (CIO)?

In parole povere, mentre il CIO ha tradizionalmente supervisionato l’infrastruttura IT di un’azienda al fine di migliorare l’efficienza operativa, il CDO è più interessato all’implementazione di iniziative digitali che consentano l’innovazione strategica e la trasformazione del business.

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I CDO hanno un set di abilità leggermente diverso e pur avendo un background tecnico, tendono principalmente ad essere forti comunicatori. Inducono le persone a comprare seguendo loro visione. In termini generali, si potrebbe dire che il CIO tradizionale sia un gestore di continuità mentre il CDO è un gestore di cambiamento.

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Tecnologia

Hydro Flask e la sostenibilità ambientale

Al giorno d’oggi la sostenibilità ambientale è un argomento sempre più importante, soprattutto tra i giovani. Questa rinnovata sensibilità ha fatto recentemente scoppiare la mania delle bottiglie green (o “Hydro Flask” ).

Sembra che ovunque tu vada, c’è qualcuno che beve compiaciuto acqua ghiacciata da una colorata bottiglia d’acqua di metallo o plastica (preferibilmente riciclata e prodotta in modo sostenibile) guardando in malo modo la bottiglietta usa e getta che hai innocentemente appena comprato.

Dopo aver inizialmente preso piede presso gli appassionati di sport all’aria aperta, le bottiglie green hanno recentemente trovato una popolarità più ampia tra i millennial e tra i più giovani della famigerata “Generazione Z”.

Mentre sempre più persone iniziano a diffidare di ogni prodotto usa e getta e della plastica in generale, le bottiglie green diventano non solo di moda, ma anche un simbolo di passione per l’ambiente. Marchi come Yeti, S’well e Klean Kanteen sono esplose insieme a Hydro Flask, ed il mondo ha ormai abbracciato queste bottiglie green ecologiche.

Ma è solo una mania temporanea?

Forse a questo punto hai iniziato a chiederti se si trattasse di una mania temporanea, o se davvero queste bottiglie green siano utili e di aiuto all’ambiente. Cosa rende queste bottiglie green così speciali?

La popolarità delle bottiglie green è guidata dalle loro caratteristiche e ci sono ragioni reali e tangibili per cui le persone impazziscono per queste bottiglie.

Due pareti di acciaio inossidabile divise tra loro da un vuoto impediscono la condensazione e il trasferimento di calore all’esterno della bottiglia, mantenendo le bevande calde o fredde per ore. E’ una inaspettata e piacevole sorpresa svegliarsi la mattina e trovare ancora del ghiaccio in una bottiglia riempita la sera prima!

Cosa distingue queste bottigliette Green?

Ma ciò che distingue realmente questi prodotti da tutte le altre bottiglie metalliche isolate sotto vuoto sul mercato (o da un banale e spento Thermos) è il loro aspetto distintivo ed alla moda e soprattutto le opzioni per personalizzarle.

Le centinaia di diverse tonalità disponibili possono conferire un colore e un design vibranti, dal cobalto all’arancio acceso, al mango e al kiwi fino a coprire un arcobaleno di colori, la personalizzazione con migliaia di stickers per ogni stile e preferenza, per finire con le collezioni in edizione limitata.

La personalizzazione non e’ solo estetica: le bottiglie green sono disponibili in un’ampia varietà di formati, da bottiglia per bambini a brocche da quasi due litri. È possibile inoltre cambiarne la bocca con opzioni standard o bocca larga, e più coperchi per adattarsi a ciascuno, come il coperchio a cannuccia, il coperchio a scatto ed il cappuccio sportivo.

Alcune aziende produttrici di bottiglie green forniscono servizi di personalizzazione aggiuntivi, attraverso siti ed applicazioni che permettono di creare la bottiglia dei tuoi sogni tra decine di misure, coperchi e colori.

Un marketing Intelligente

Che si tratti dell’estetica alla moda, del fascino di questa personalizzazione quasi illimitata, di un marketing intelligente e del branding giovane e fresco o dei social media, le generazioni più giovani sono davvero affascinate dalle bottiglie green, e non sembra che questo trend sia destinato a fermarsi presto.

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