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Marketing

Lead Generation: cos’è e perché è importante per la tua azienda

Compiere le scelte strategiche migliori per il proprio business è diventato un obbligo per tutte le aziende che vogliono ottenere risultati reali. La Lead Generation è un insieme di azioni di marketing che hanno come obiettivo l’acquisizione e la generazione di contatti interessati che convertano poi clientela.

Il Lead, infatti, è un potenziale cliente interessato al prodotto/servizio offerto da un’azienda, che è entrato in contatto con noi lasciandoci i propri dati. Stilare una lista di contatti è possibile attraverso un’attenta strategia di lead generation, che può utilizzare strumenti di advertising ed acquisizione, sia online che offline.

Il mondo offline adopera ancora il passaparola, le chiamate a freddo, l’acquisto di spazi pubblicitari in TV e radio, la partecipazione a fiere ed eventi di settore (oggi quasi totalmente ferme a causa del Covid19). La comunicazione online, invece, ha assunto un predominio impressionante ed è ad oggi uno dei più potenti mezzi di lead generation e di conversione.

Una buona strategia di marketing focalizzata sulla lead generation può rappresentare lo strumento più utile per far crescere il fatturato di un’azienda generando maggiori vendite e contatti interessati (i cosiddetti prospect) nel medio/lungo periodo. Infatti, va strutturato un percorso coerente e ragionato, fatto di tecniche e strategie differenti, per poter trasformare i lead in clienti fidelizzati.

Cos’è la Lead Generation

La Lead Generation, a differenza dei tradizionali sistemi di vendita, è quell’insieme di tecniche di marketing che consentono ad un’azienda di generare potenziali contatti, attirando persone realmente interessate.

Acquisire nuovi clienti con la Lead Generation è costruire relazioni e guadagnare fiducia di nuovi clienti mese dopo mese, per far sì che questi scelgano e continuino a scegliere il prodotto e/o servizio dell’azienda.

In un tempo passato, per acquisire contatti, le aziende utilizzavano il passaparola dei consulenti commerciali che partecipavano a fiere o eventi di settore, oppure concentravano tutta la loro attenzione sulle classiche “chiamate a freddo”, oggi strumenti come i siti web, i social network o l’e-mail marketing hanno stravolto il modo di fare lead generation. Il processo decisionale, oggi, all’acquisto è totalmente cambiato.

Come acquisire potenziali clienti: gli strumenti necessari

Non è importante il fine, ma soprattutto il mezzo. Per ottenere i risultati sperati dalle campagne di lead generation è necessario adoperare gli strumenti più utili. Nel mondo digital stiamo parlando di SEO, attività di posizionamento organico sui motori di ricerca; SEMContent MarketingSocial Media MarketingEmail Marketing.

Attraverso i canali più performanti, le aziende possono intercettare e conseguentemente convertire gli utenti interessati in potenziali clienti, predisponendo tutta una serie di attività di lead nurturing (continuare a nutrire i lead con contenuti di valore) ed un costante monitoraggio dei risultati, che possa quantificare il ritorno delle diverse azioni di lead generation.

Uno degli strumenti più utilizzati nella fase di acquisizione dei contatti è rappresentato dalle Squeeze Page, fondamentali per una campagna di lead generation, in cui viene fornito agli utenti un contenuto di valore (es. ebook, video-tutorial, etc…) in cambio dei propri dati personali, per iniziare a costituire il proprio database profilato di potenziali clienti.

La lead generation può offrire un vantaggio competitivo enorme alle aziende che comprendano come inserirla all’interno della propria strategia di marketing. Abbandonate il classico approccio al marketing tradizionale, ma puntate ad orientarvi completamente alla definizione del vostro target e del cliente tipo. Comprendendo qual è il desiderio insito nella mente del vostro potenziale cliente capirete come comunicare nel migliore dei modi con lui.

Lead Nurturing: come “coccolare” i contatti reperiti

Una volta ottenuti i contatti dei potenziali clienti, le aziende cosa fanno? Spesso, finiscono nel dimenticatoio: nulla di più sbagliato.

Ecco perché dobbiamo capire cosa si intende per lead nurturing.

Il termine sta ad indicare tutte quelle attività che consentono alle aziende di instaurare una relazione con i propri lead attraverso i diversi canali atti a “convertirli” in potenziali clienti. Raggiunta la fase di acquisizione del contatto, bisogna difatti passare alla cura della relazione instaurata con comunicazioni one-to-one, che la coltivino.

Convertire l’interesse dell’utente in vendita è il compito più difficile: il lead nurturing è parte integrante di una strategia di marketing, che sia partita dall’acquisizione del contatto fino alla sua “conquista” definitiva.

La fiducia e l’empatia con il potenziale cliente va costruita ed in questo sono i contenuti a giocare un ruolo fondamentale. Senza dimenticare poi che è necessario non lasciare da parte campagne su Google Adwords o Facebook e l’utilizzo di software di Marketing Automation. Ma di questo parleremo meglio più avanti.

Perché la Lead Generation è così importante per il business?

L’acquisizione di un lead rappresenta il principio di un funnel di vendita (sistema per acquisire clienti) in cui è fondamentale accompagnare il potenziale cliente, attraverso strumenti e messaggi specifici, in un percorso che si completi nell’acquisto.

Il vantaggio che offre la lead generation è poter fare business su una lista profilata di contatti interessati all’azienda ed ottenere maggiori possibilità di conversione, perché attraverso una strategia mirata ed un percorso ben preciso (funnel), i contatti vengono condotti fino alla fase di acquisto.

Ciò che diventa vitale per le aziende è capire quanti sono i potenziali clienti (lead) che può ottenere nel medio/lungo periodo, quanto fatturato può generare dalle strategie di lead generation e quanto costa tutto questo.

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Tecnologia

Riapri la tua attività grazie ad “ENTRA SICURO”

Le direttive governative per la fase 2 con un ritorno alle attività commerciali è quasi pronto. Tra le varie linee guida si preannuncia che una delle caratteristiche da rispettare, per la riapertura delle attività, sarà quella di avere dei dispositivi di misurazione della temperatura di chi accede ai propri spazi commerciali, aziende e uffici.

Per questo Inveneta ha progettato con i propri ingegneri il sistema ENTRA SICURO in grado di rilevare la temperatura corporea, analizzarne i dati e verificare che i parametri siano all’interno del range concesso (minore di 37,5°C). Il sistema prevede un allert in caso di temperature corporee superiori ai 37,5°C con un’accuratezza di 0,3°C ad una distanza di 1 metro dal dispositivo.

ENTRA SICURO di Inveneta TECH è in grado di parametrizzare i volti e verificare se la persona indossa correttamente la mascherina di protezione, in totale autonomia.

Sistema Stand Alone

Entra Sicuro non ha bisogno di personale esperto o qualificato per il rilevamento dei parametri richiesti dalle normative che entreranno in vigore. Basterà creare una percorso forzato per i tuoi clienti, in modo da farli transitare, sia in ingresso che in uscita, davanti al sistema di sicurezza.

Misurazione non Invasiva

Una delle direttive del decreto sarà disporre di strumenti di misurazione non invasiva per la rilevazione di eventuali disturbi legati al COVID-19. Per questo Inventa Tech ha progettato il sistema Entra Sicuro che presto avrà una sua intelligenza artificiale correlata di APP per salvaguardare la salute dei tuoi clienti e dipendenti in modo riservato secondo le direttive della Privacy.

Scopri il sistema di sicurezza Entra Sicuro sul sito ufficiale Inveneta Tech.

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COVID-19, PROSSIMO STEP: FAR RIPARTIRE L’ECONOMIA GLOBALE

Le Borse europee hanno archiviato il peggior trimestre di sempre. Ma gli altri listini non se la passano meglio: ovunque domina la volatilità. La sfida, per tutti, sarà ripartire dopo la pandemia

A che punto è la notte? A marzo l’OMS ha ufficialmente dichiarato la pandemia: il SARS-CoV-2, nome scientifico del coronavirus (Covid-19 è il nome della malattia), è esploso ovunque, seminando ricoveri in terapia intensiva e morti (ma per fortuna anche molti guariti) e gettando le fondamenta per quella che sarà una recessione da manuali di storia economica. Una recessione globale: di coronavirus si parla infatti come di uno shock simmetrico. Ma visto che la situazione di partenza cambia da Paese a Paese, diverse saranno anche le risposte, considerando pure le risorse a disposizione. Il che ha aperto un accesissimo confronto tra i 27 Stati membri dell’Unione Europea. Sarebbe bello poter dire che stanno fronteggiando lo shock simmetrico come un sol uomo, ma non è così.


La risposta europea. Bruxelles ha dato il via libera al nuovo quadro temporaneo per gli aiuti di Stato e alla sospensione del Patto di Stabilità, con i suoi vincoli al deficit. Obiettivo, consentire ai 27 Stati membri di spendere, ciascuno per sé, tutto quanto necessario per fronteggiare le drammatiche ripercussioni economiche delle misure eccezionali di contenimento della pandemia. Ne approfitterà sicuramente l’Italia, che parte da un debito pubblico monstre, secondo solo a quello greco, ma anche l’austera Germania, che per un po’ abbandonerà la rigorosa linea dello “zero nero”, ovvero del pareggio di bilancio. Ma i 27 Stati, nello spirito dell’“uno per tutti, tutti per uno”, cosa metteranno in campo?


Al momento, niente. A fine marzo, dopo una riunione in teleconferenza, il Consiglio Europeo – che raccoglie i capi di Stato e di governo dei 27 Paesi UE – ha dato mandato al presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio stesso Charles Michel perché trovino soluzioni entro due settimane. Una risposta di ripiego, questa, dopo che già in sede di Eurogruppo (che riunisce i ministri delle Finanze dei 19 Stati dell’area euro) si era consumata la frattura tra Olanda e Germania, contrarie a forme incondizionate di supporto finanziario, e Italia, Francia, Spagna e Portogallo (ma non solo), che invece le caldeggiano. Ma quali sono queste forme incondizionate di supporto? I coronabond, nuova edizione degli eurobond che furono proposti, ma senza esito, nella crisi del 2011/2012 e che richiederebbero ai Paesi UE di mettere a fattor comune debito e politiche fiscali. Prospettiva che non entusiasma gli Stati più virtuosi.


Intanto si muovono le banche centrali. La BCE ha messo in campo, ultimo in ordine di tempo, il PEPP – Pandemic Emergency Purchase Programme – per evitare ulteriori pressioni sui Paesi dell’area euro altamente indebitati, tra cui l’Italia. Prima ancora, ha varato un nuovo Quantitative Easing da 750 miliardi di euro, con acquisti di titoli del settore pubblico e privato. Il programma comprenderà anche debito greco e commercial paper non bancari. “Tempi straordinari richiedono azioni straordinarie”, ha twittato la presidente Christine Lagarde, che ha assicurato: non ci sono limiti al nostro impegno per l’euro. Una correzione di rotta rispetto alla conferenza stampa del 12 marzo, quando la BCE aveva annunciato un potenziamento del QE, con un piano di nuovi acquisti per 120 miliardi di euro entro l’anno, e una nuova tranche di prestiti alle banche per supportare la liquidità, ma senza ulteriori ritocchi ai tassi. Risposte che gli investitori avevano ritenuto insoddisfacenti. Ma soprattutto, in quell’occasione Lagarde era finita nel mirino per aver dichiarato che non è compito della BCE ridurre gli spread (“not here to close spreads”).


Fed e BoE a tutto campo. Oggi l’obiettivo è lo stesso per tutte le banche centrali: contrastare gli effetti economici della pandemia. Animata da questa missione, la Federal Reserve statunitense nel giro di poche settimane ha abbassato i tassi portandoli prima all’1%-1,25%, e poi allo 0-0,25%, lanciando al contempo importanti misure espansive. Tra queste, un QE da 700 miliardi di dollari e un piano d’acquisto di obbligazioni corporate a breve termine per garantire la liquidità delle imprese. Non solo: a fine mese, mentre gli States registravano il boom delle richieste di sussidi di disoccupazione, la banca centrale USA ha annunciato l’acquisto “senza limiti” di bond e securities e nuove linee di credito straordinarie per imprese e amministrazioni locali. La Banca d’Inghilterra, dal canto suo, ha tagliato il tasso d’interesse prima dallo 0,75% allo 0,25%, e poi dallo 0,25% allo 0,1%, portando il suo QE a 645 miliardi di sterline, dai precedenti 200 miliardi.


Non solo coronavirus. A marzo hanno preso il via i negoziati sui futuri rapporti tra UE e Regno Unito dopo la Brexit: sul tavolo una serie di temi, Londra e Bruxelles appaiono distanti quasi su tutto. Il coronavirus inciderà verosimilmente sul prosieguo del confronto. A proposito: come sta affrontando il Regno Unito la pandemia? Inizialmente il primo ministro Boris Johnson aveva prospettato una strategia basata sul “lasciamo circolare il virus e arriviamo quanto prima all’immunità di gregge”. Poi, a fine marzo, nei giorni in cui si è saputo che il principe Carlo è risultato positivo al coronavirus, Johnson (positivo anch’egli) ha annunciato il lockdown del Paese.


I mercati in estrema sintesi. Gli investitori hanno monitorato i numeri della pandemia e reagito spostandosi verso i beni rifugio: Treasury USA, Bund tedeschi (la differenza di rendimento tra obbligazioni europee Investment Grade e Bund a fine mese appariva vicina ai massimi da nove anni), dollaro USA. Sull’azionario si è riaffacciato l’Orso, ovvero una nuova fase di ribassi dopo un decennio di dominio del Toro (cioè rialzi). Qualche rimbalzo c’è stato, ma il leit motiv dell’intero mese è stata la volatilità, a livelli che non si vedevano dal crack Lehman. Le Borse europee hanno registrato il peggior trimestre da circa 18 anni. Peggior flessione trimestrale dal 1987 per il Dow Jones. Cali molto pesanti per il petrolio, che ha pagato lo scotto dell’inchiodata dell’economia globale e della rottura dell’alleanza Arabia Saudita-Russia, consumatasi al vertice OPEC del 5 e 6 marzo, con Riad favorevole a nuovi tagli alla produzione e Mosca assolutamente contraria.

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I Social durante il coronavirus: sparire è la scelta sbagliata

La maggior parte delle aziende sono messe a dura prova dall’emergenza sanitaria che ha colpito non solo il nostro Paese, ma il Mondo intero e, di conseguenza, ogni realtà deve compiere le proprie valutazioni, cercando di capire il difficile periodo, oltre che riuscire a far fronte alle difficoltà conseguenti.

Insieme a questi elementi ci sono i Social Media che costituiscono un’importantissima finestra sul mondo: vengono utilizzati per informarsi, intrattenersi, mantenere i contatti personali e molto altro.

Notiamo che alcune realtà imprenditoriali, a fronte del lock-down imposto dalla situazione emergenziale, ha fatto sparire parecchie aziende e professionisti dalle varie piattaforme.

L’imperativo è rimanere vicini ai propri clienti

Il cosniglio che Inventa vi da è quello di non scomparire dal mondo digitale, in particolare dai social. I motivi sono diversi, innanzitutto è importante rimanere sempre vicini ai propri clienti, sia quelli acquisiti che quelli potenziali.

Il motivo principale è quello di mantenere vivi l’immagine e i valori del nostro brand (BRAND AWARENESS), agli occhi dei clienti anche in un frangente in cui l’attività è chiusa o sta girando al minimo.

Questo è il momento giusto per seminare per poter raccogliere i frutti in futuro, quando tutto questo sarà solamente un amaro ricordo.

I social servono per guardare oltre

I Social in questo momento sono i nostri migliori alleati per comunicare in modo strategico.

Non va dimenticato, infatti, che essendo costretti a stare in casa, la maggior parte delle persone trascorre ancora più tempo su queste piattaforme.

La prima cosa su cui ragionare è quella di trovare il modo più intelligente per intrattenere il proprio target, possibilmente condividendo messaggi positivi di speranza anche al fine di sentirsi uniti – seppur a distanza – nel combattere questo le difficoltà sanitarie, sociali ed economiche.

Questi sono gli aspetti di cui la maggior parte delle persone sente più bisogno.

Altro aspetto importante: non è il momento di lanciare messaggi puramente commerciali.

Un conto, come accennavamo, è promuovere il brand e i suoi valori, un altro sono le promozioni aggressive dei prodotti. Ora come ora quest’ultima è una modalità da mettere da parte.

Un altro consiglio è quello di fermare le pubblicazioni puramente di vendita programmate diverse settimane fa – quando le misure restrittive non c’erano – che in molti casi, se non parametrate al momento emergenziale, costituiscono sia uno spreco di denaro che un fattore in grado di indispettire il nostro pubblico.

I contenuti pratici da valutare

Il consiglio che vi diamo è di entrare in profondità su diversi aspetti.

Per esempio:

  • Come la tua azienda sta affrontando l’emergenza
  • Che tipo di supporto riesce comunque a fornire attraverso i canali digitali
  • Quali provvedimenti ha preso per la tutela dei propri dipendenti e della collettività
  • Se e quali iniziative sociali e umanitarie ha deciso di sostenere o promuovere
  • Quali novità ci potranno essere dopo che l’emergenza e le limitazioni saranno terminate.

Valutare una rimodulazione del ToV

Emergenza non vuol dire per forza essere troppo seri o drammatici, al tempo stesso la comicità è sconsigliata, visto l’alto grado di sofferenza che attraversa l’intero Paese (basti vedere come ha ridimensionato la comunicazione il brand TAFFO).

Ciò significa investire tempo per soffermarsi a valutare che tono di voce (Tone of Voice) mantenere sui diversi account aziendali e, di conseguenza, in che modo comunicare sui social in tempo di crisi.

Situazioni di questo tipo costituiscono l’occasione per rivedere lo stile comunicativo, in modo da essere sempre e comunque coerenti con il proprio brand, attraverso i dovuti accorgimenti legati allo stato di emergenza.

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Articoli E Commerce

Resta aperto online con il tuo e-commerce

In Italia, così come nel resto del mondo, è tutto fermo. Ma l’emergenza Coronavirus ha fatto decollare chi ha un e-commerce. Come si comportano gli acquirenti online, quali sono i settori più colpiti e quali sono le conseguenze per il commercio online e offline?

Per lungo tempo, l’Italia era stata il secondo paese al mondo subito dopo la Cina per il numero di contagi. Attualmente, gli USA sono arrivati al primo posto, superando Cina e Italia. L’Italia rimane al secondo posto con 92.472 casi.

Ben il 76% della popolazione Italiana è convinta che il COVID-19 (Corona Virus Disease 2019) avrà gravi conseguenze per l’economia del Paese. Per l’83% degli Italiani l’infezione avrà un impatto negativo sul proprio lavoro.

Ma l’e-Commerce sta registrando qualcosa di diverso: la quarantena forzata che costringe le persone a stare a casa ha portato ad un aumento delle vendite online.

Le restrizioni per limitare il contagio portano anche le persone che finora non avevano mai comprato online a farlo. In base a ciò, le previsioni parlano di una crescita per il mondo del commercio elettronico

Le conseguenze per il commercio online

Tutto è fermo, gli Italiani si stanno comportando bene e restano in casa. Queste misure preventive portano ad un aumento dei consumi domestici, che può essere soddisfatto solo da chi ha un sistema di e-Commerce.

Confrontando l’ultima settimana di febbraio del 2020 con quella del 2019, si può notare che le vendite online in Italia sono cresciute significativamente. In particolare, sabato 22 febbraio ha registrato un incremento del 101,5%.

Fonte: Statista

Da allora la tendenza non è scesa, al contrario, le vendite online sono in continuo aumento. Il grafico successivo mostra l’andamento fino ai primi giorni di Marzo 2020.

Fonte: Statista

Il motivo di questa crescita è molto semplice:

I consumatori sono spinti a comprare non solo dalle preoccupazioni legate alla salute, ma, data l’impossibilità di frequentare luoghi pubblici affollati per i bisogni quotidiani.

Se durante l’ultima settimana di febbraio era il Nord Italia a condurre la crescita, durante la prima settimana di marzo è stato il Sud a registrare gli incrementi più alti.

Chi ha visto un rialzo significativo in termini di entrate da queste misure restrittive sono:

  • i discount, i supermercati e gli ipermercati online
  • il settore igienico-sanitario
  • i servizi di streaming come Netflix e Amazon

Le motivazioni principali di questa “febbre da shopping” sono riconducibili a due effetti:

1. effetto stoccaggio: in particolare per gli alimenti a lunga conservazione, come la pasta (+56,7%), il riso (+61%), la farina (+82%).

2. effetto salute: per prevenire e/o curare, si tratta principalmente di alcol denaturato (+347%), sapone per le mani (+83,5%) e anche carta igienica (+22,7%).

Informazioni importanti per i venditori online

La prima reazione (comprensibile) in una situazione del genere è quella di risparmiare denaro e ridurre i costi al minimo, sia dalla parte dei consumatori che dai commercianti.

Per non fare sprofondare l’economia è importante che noi, come consumatori, non teniamo i nostri risparmi sotto il materasso. Data la quasi totale impossibilità di comprare offline è qui che tu, come commerciante online, puoi darti da fare e tenere te e la tua attività a galla.

Oltre ai consigli generali come effettuare le chiamate di lavoro via Skype piuttosto che cancellare gli appuntamenti, abbiamo raccolto alcuni consigli per sostenere te e la tua attività online:

1. Mostra che il tuo shop è degno di fiducia

Data l’alta richiesta per alcuni prodotti, i consumatori hanno timore ad acquistare online perché credono che lo shop online sia fake (finto o poco serio) o che il prezzo del prodotto sia lievitato (in entrambi i casi non si tratta di ipotesi, ci sono già stati episodi del genere che lo confermano).

Quello che puoi fare per assicurare ai tuoi visitatori che il tuo negozio è degno di fiducia è:

– mostrare un sigillo di garanzia e le eventuali recensioni dei clienti

– assicurati che il contatto (telefono o chat) sia visibile e che ci sia sempre raggiungibile.

– offri una garanzia di rimborso agli acquirenti, ad esempio in caso di mancata consegna.

Nelle ultime due settimane, Trusted Shops ha registrato un livello particolarmente elevato di utilizzo della nostra garanzia di rimborso. Questo aumento segnala che gli acquirenti online sono alla ricerca di sicurezza, durante lo shopping online:

NUMERO DI UTENTI CHE HANNO ATTIVATO LA GARANZIA DI RIMBORSO NEI NEGOZI CERTIFICATI TRUSTED SHOPS NEL 2020

2. Indica i nuovi tempi di spedizione

Il virus sta causando ritardi nelle consegne. Molte fabbriche sono state chiuse in Cina e in altri paesi. Se usi il dropshipping, molto probabilmente i tuoi prodotti arriveranno dalla Cina. Allo stesso modo, se ti occupi della produzione e distribuzione dei tuoi prodotti dall’Italia, a seconda della loro provenienza probabilmente non riceverai la merce nei tempi usuali.

Se questo è il caso, assicurati di specificare sulla tua homepage che i tempi di consegna potrebbero dilatarsi. In questo modo eviterai lamentele dai tuoi clienti e recensioni negative.

3. Mostra i prodotti venduti di più sulla homepage

Riconsidera la tua homepage: mostra i prodotti che la gente è più propensa a comprare in questo periodo. Su di essa dovrai mostrare i prodotti che:

– sono altamente richiesti in questo momento (disinfettanti per le mani, carta igienica)

– possono aiutare nell’organizzazione dello smart working (stampante, sedie confortevoli)

– possono essere utilizzati per combattere la noia (tv, puzzle)

Se i prodotti più richiesti sono sold-out, mostra una valida alternativa.

4. Offerte e sconti

Non indebitarti cercando di attirare più clienti tramite sconti ed offerte. Specialmente ora che le scorte scarseggiano, dovresti concentrarti su altre strategie.

Forse Pasqua è un buon periodo di vendite per la tua attività? Allora non cambiare del tutto il tuo piano di sconti ma riconsideralo in base a quanto la tua attività è influenzata in questi giorni.

5. Infezioni trasmesse dai pacchetti

L’importo e l’esporto delle merci ricoprono ovviamente un ruolo importante in Italia. Una persona infetta mostra i sintomi solo dopo pochi giorni, quindi la diffusione inconsapevole del virus è molto facile. Se una persona infetta ha tenuto in mano un pacco senza sapere di essere malata, il virus può essere trasmesso?

Poiché si tratta di un virus relativamente poco conosciuto, non è ancora chiaro esattamente quanto tempo il virus sopravviva su un oggetto, come ad esempio un pacchetto. Le informazioni che l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) rilascia sul Coronavirus si basano sullo stato attuale di COVID-19 e su virus simili della famiglia corona.

L’OMS ne deduce che il Coronavirus sopravvive al di fuori del corpo per alcune ore, fino a qualche giorno. Questo è influenzato, tra l’altro, dalla temperatura, dall’umidità e da altri fattori.

In generale, la probabilità che i prodotti vengano infettati è bassa e anche la contaminazione tramite un imballaggio che è stato trasportato ed esposto a vari elementi è molto bassa. L’OMS deduce quindi che ricevere un pacco da un’area infetta non costituisca un rischio di infezione.

6. Pensa alla tua salute e a quella dei tuoi dipendenti

Infine, ma non meno importante, è ricordare che la salute tue e dei tuoi dipendenti è importante.

Tieniti informato sui cambiamenti ma limita la sovraesposizione ai media: 10 minuti al giorno per informarti bastano. Non lasciarti spaventare dalle troppe informazioni.

Se hai punti vendita fisici chiudili e concentrati sullo shop online. Se non puoi chiudere il punto vendita fisico assicurati di garantire ai tuoi dipendenti un ambiente di lavoro sano e sicuro.

Le conseguenze per il commercio offline

La situazione qui è molto diversa rispetto al commercio online. Il nuovo decreto dichiara tutta Italia Zona Protetta, fino al 3 aprile 2020. Tutte le attività sono state fermate, con lo scopo di ridurre la possibilità di contagio. Un provvedimento inevitabile, ma non senza conseguenze per il bilancio.

  • Calo del FTSE MIB

Mentre il numero di casi di Coronavirus aumenta, il FTSE MIB, l’indice azionario più significativo della Borsa italiana, ha registrato uno dei suoi cali più significativi. Il 28 febbraio 2020 l’indice ha perso l’11,26%, portando così l’ultima settimana di febbraio a piazzarsi ottava fra le 15 peggiori per il mercato azionario italiano dal 1998.

  • Dimuzione del PIL
Fonte: Statista

Secondo la stima, i settori a risentire di più sono quello tessile, del trasporto ferroviario e aereo, degli alberghi, della ristorazione, degli spettacoli e degli eventi sportivi.

Al contrario, le industrie che potrebbero beneficiare in termini di crescita del PIL sono quello alimentare, sanitario, chimico per la cura della casa e della persona, delle attività editoriali, di comunicazione e di servizi informatici.

Da regione a regione, così come da settore a settore, la diffusione del Coronavirus sta avendo conseguenze diverse.

Le regioni più colpite

In un indagine condotta a marzo, molte aziende Italiane hanno dichiarato che il Coronavirus ha avuto un impatto sulla propria attività:

Fonte: Statista

I settori più colpiti

Fonte: Statista

Le aziende di alloggio e ristorazione sono state quelle che hanno registrato un influenza negativa sulla propria attività. Il secondo settore più colpito è stato quello del trasporto e dello stoccaggio.

Al contrario, nell’ultima settimana del febbraio 2020, le vendite di apparecchi elettrici e di prodotti tecnologici sono aumentate dell’8,8%.

Anche le conseguenze per il turismo saranno rilevanti. Si stima che nel 2020 l’Italia registrerà una diminuzione di circa 4,7 milioni di turisti, di cui 970 mila in Veneto e 695 mila in Toscana.

Conclusione: uno sguardo al futuro

Al momento ci troviamo in un periodo critico,  ma, come ogni crisi,  anch’essa è destinata a passare.

È difficile fare previsioni di alcun tipo, ma per quanto riguarda il business, tenendo conto dei provvedimenti economici e di sicurezza stabiliti dal governo, le prime previsioni lasciano intendere che l’emergenza sanitaria sia alla sua fase conclusiva e che entro la metà di Aprile si possa vedere una ripresa economica.

L’auspicio è che le misure di precauzione possano imitare la situazione in Cina in cui il contagio è stato limitato e ridotto, e la ripresa economica è in corso.

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Immagine e-commerce Inveneta
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Ecco come Bill Gates è diventato “padrone” dell’Oms

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) è l’autorità globale più importante per quanto concerne la salute, il contrasto alle malattie e la tutela di corretti stili di vita. Un’istituzione tanto importante dovrebbe promuovere una visione della sanità capace di rispondere all’interesse collettivo e, soprattutto, di trovare soluzioni alla grande piaga costituita dalla permanenza, nei Paesi meno sviluppati, di focolai di epidemie potenzialmente devastanti, dall’ebola al colera passando per il morbillo, nel rispetto massimo del principio della trasparenza.

Mandatory Credit: Photo by Masatoshi Okauchi/Shutterstock (9971547g) Bill Gates Bill & Melinda Gates Foundation ‘Our Global Goals’ announcement, Tokyo, Japan – 09 Nov 2018

Trasparenza, tuttavia, che all’Oms non sembra essere la regola. Essa, per il biennio 2016-2017, ha utilizzato un budget da quasi 4 miliardi e mezzo di dollari. Tuttavia, come scrive La Verità, esso è stato per l’87% finanziato da contributi di aziende private che hanno coperto la graduale ritirata dei finanziamenti degli Stati ma sono stati in larga misura vincolati alla realizzazione di progetti commissionati dagli stessi donatori. 

Si parla di finanziamenti earnmarked, ovvero condizionati al rispetto di una precisa agenda. E come scrive il quotidiano milanese, citando dati del British Medical Journal, “nel 2017 l’ 80% dei fondi ricevuti dall’ agenzia Onu era earmarked“. Tra i finanziatori dell’Oms, “a fare la parte del leone è la creatura di Bill Gates: la Bill & Melinda Gates Foundation (che vanta un patrimonio da 40 miliardi di dollari) ha destinato all’Oms quasi 444 milioni nel 2016, di cui circa 221 vincolati e quasi 457 milioni nel 2017, di cui 213 vincolati a programmi specifici”. Risultando il secondo donatore singolo dopo il governo degli Stati Uniti e davanti al Regno Unito.

Bill Gates si è in particolare concentrato sulla somministrazione dei vaccini nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto africani, affiancando all’impegno per l’Oms quello da finanziatore leader della Gavi Alliance, una partnership pubblico-privata emanazione della sua fondazione che non si limita a portare avanti la benemerita campagna delle vaccinazioni ma punta al tempo stesso a “plasmare” i mercati dell’immunizzazione nei Paesi oggetto d’intervento. 

“Viene da chiedersi come si ripercuotano questi intrecci sull’Oms, il cui operato, in tema di vaccinazioni, non è stato sempre immacolato”, prosegue La Verità. Troppe volte, in passato, è capitato che alcuni dei Paesi più poveri del pianeta ricevessero offerte di assistenza sanitaria che finivano per vincolarli alle grandi cause farmaceutiche internazionali con un sovraprezzo notevole per i servizi forniti. “Basti pensare al caso dell’ influenza suina, una finta emergenza denunciata dall’Oms nel giugno 2009, cioè pochi mesi dopo un preallarme dell’ agenzia Onu, che aveva indotto molti Paesi a stipulare impegni d’ acquisto di vaccini pandemici. Con tanto di assurda clausola contrattuale: gli accordi prevedevano la responsabilità a carico degli acquirenti in caso di effetti collaterali. Come se uno comprasse un elettrodomestico, ma per i malfunzionamenti, anziché essere coperto dalla garanzia, dovesse versare una penale all’azienda produttrice. Guarda caso, quei contratti sarebbero diventati vincolanti se l’Oms avesse annunciato lo scoppio di una pandemia”, cosa alla fine non avvenuta.

E sul ruolo non limpido di Bill Gates hanno avuto modo di esprimersi anche importanti personalità e istituzioni legate al mondo della sanità. Prima tra tutti nel 2013, Medici senza Frontiere, come segnalato in Immunità di leggesaggio frutto di una collaborazione tra il chirurgo e saggista Pierpaolo Dal Monte e “Il Pedante”, che ha accusato Gavi di imporre ai Paesi destinatari degli aiuti prezzi artificiosamente gonfiati per i vaccini, che finivano per alimentare regalie a multinazionali come Bayer e Novartis. A Msf ha fatto seguito Antoine Flahault, direttore dell’Istituto di Sanità Globale della facoltà di medicina dell’Università di Ginevra, secondo cui “oramai l’Oms è costretta a tenere conto di quello che Gates ritiene prioritario” e che ritiene, ad esempio, eccessiva la pretesa di Gates di vincolare fondi consistenti all’ampliamento della lotta alla polio in una fase che vede la malattia quasi debellata e nuove potenziali epidemie insorgere. Come segnala Repubblicatra il 2016 e il 2017 l’Oms ha destinato alla lotta alla polio, malattia oramai resa inoffensiva, “ben 894,5 milioni di dollari. 10 volte di più che alla prevenzione dell’Aids, la quarta causa di mortalità nei paesi poveri”.

Jean-Marie Kindermans, presidente dell’Agenzia Europea per lo Sviluppo e la Sanità, ha affermato che “se c’è un vero problema, all’Oms, riguarda il modo in cui vengono destinate le risorse” e la scelta delle priorità. Oramai vincolate e costrette a dipendere dalle logiche, diverse da quelle di chi dovrebbe combattere per la salute pubblica globale, del complesso della “filantropia capitalista”, come l’ha definita Peter Buffett, figlio del ricchissimo finanziere (e filantropo egli stesso) Warren. 

Come ha dichiarato Peter Buffett in un celebre articolo per il New York Times scritto nel 2013, la filantropia sta diventando un business enorme (con 9,4 milioni di occupati che distribuiscono 316 miliardi di dollari nei soli Stati Uniti), ma le disuguaglianze globali continuano a crescere a spirale, fuori controllo “e altre vite e comunità vengono distrutte dal sistema che crea immense quantità di ricchezza per i pochi”, mentre l’operato di organizzazioni come l’Oms è vincolato ai desiderata di pochi privati.  E il lato oscuro del “complesso benefico-industriale” si manifesta nel contesto di campagne nobili come quella per le vaccinazioni. Che vengono deviate a favore di una concentrazione ristretta di imprese e vedono i fondi ad essi dedicate eterodiretti senza alcun principio di efficienza ed efficacia. Mentre la capacità d’azione dell’Oms viene sacrificata in nome del “lavaggio di coscienza” di Bill Gates e della moglie.

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Capodanno tempo di Bilanci ed Auguri

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A/B Test: la Guida per Principanti

COSA SIGNIFICA A/B TESTING? COS’È UN TEST A/B (O UNO SPLIT TEST)?

Semplicemente è il processo di comparazione fra 2 diverse versioni di una pagina (o post, o comunicazione visual), per vedere quale delle 2 funziona meglio (solitamente, il parametro principale che si valuta è l’aumento del numero di conversioni).

Per eseguire un A/B test devi scegliere quali elementi della pagina desideri testare, e cambiarne uno di questi (in una delle 2 versioni della pagina). Dopo aver ricevuto e analizzato un numero sufficiente di dati, ti sarà chiaro quale delle 2 versioni è la migliore.

Nell’esempio qui sopra, lo spostamento di un solo elemento all’interno della pagina ne ha aumentato drasticamente il numero di conversioni.

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Cosa sono i Bot usati su Instagram?

Come tutti sappiamo Instagram è uno dei social più utilizzati da persone e aziende a livello mondiale.

Ormai Instagram è diventata una piattaforma essenziale per tutti coloro, sia aziende che persone fisiche, che vogliono vendere i propri prodotti o servizi. Aumenta la visibilità e si possono acquisire nuovi potenziali clienti.

Le persone che cercano di fare del business con sé stesse, come blogger, youtuber, ecc. o le aziende di qualsiasi tipo, sono sempre alla ricerca di più likes, interazioni e followers possibili.

Molte di queste usano dei Bot per semplificare il lavoro.

Quindi cos’è un Bot?

Un bot è un programma, un’applicazione o un software che prende in gestione un profilo automatizzando le interazioni tra cui ad esempio i commenti, i vari like ecc.

In pratica il Bot può mettere o togliere un like ad una foto, commentare una foto, seguire o smettere di seguire un profilo.

C’è anche la possibilità di interagire tramite i direct, cioè i messaggi privati su Instagram, facendo partire una nuova conversazione.

Come funziona un Bot?

In pratica acquistando un Bot basta inserire gli orari, gli hashtag che vogliamo seguire e altri parametri a nostro piacimento e automaticamente il Bot seguirà i profili con gli interessi che abbiamo inserito, metterà like o commenterà le foto con gli hashtag da noi indicati e così via.

Qual è lo scopo di utilizzare i Bot?

Lo scopo di utilizzare i Bot è attirare l’attenzione di altri profili così da essere ricambiati nei like e nelle interazioni.

In realtà c’è anche un modo per sfruttare i Bot altrui, ossia, ricevendo like e interazioni, la nostra foto ed il nostro profilo potrà salire di visibilità e finire tra i primi della ricerca Instagram.

Attenzione: se hai idea di utilizzare i Bot per il tuo profilo ricordati che Instagram non li accetta, quindi vi è la possibilità che se si accorge dell’utilizzo dei Bot ti chiuda o ti blocchi temporaneamente il profilo o blocchi l’azione ad esempio dei commenti o like.

Come scovare i profili che utilizzano i Bot?

I profili che utilizzano i Bot si riconoscono dalle troppe attività, o quando un profilo ti segue e dopo pochi giorni smette di seguirti, o quando un profilo inizia a seguirti ma non interagisce oppure ancora quando vedi che il profilo commenta le foto con commenti standard a varie foto di diversi profili.

Esistono anche programmi in grado di riconoscere le attività degli altri profili monitorando così le sue attività scoprendo addirittura che il profilo ha acquistato followers.

Hai bisogno di altre informazioni? Non esitare a contattarci!